“La lobby fro*ia ci toglie le parole”

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È il vice presidente della regione Calabria. Leghista e omosessuale. Nessun problema se non fosse che Nino Spirlì è razzista e pure omofobo.


Nino Spirlì, omosessuale dichiarato, è un personaggio decisamente sopra le righe, soprattutto perché non è uno che usa toni delicati o sottintesi, ma ha perlomeno un pregio, parlare chiaro, in un recente intervento a un comizio di Salvini ha dichiarato:


“Dirò negro e frocio fino alla fine dei miei giorni, la lobby frocia vuole toglierci le parole”.


Lascia perlomeno perplessi, vero? Eppure, in questi ragionamenti certo gretti e contorti, siamo in grado di scorgere una grande angoscia, un’ansia che si esprime nel rigurgito di parole violente e negazioniste.

Non ci stupisce che Spirlì sia pure sovranista e fanaticamente attaccato al suo leader, Matteo Salvini. Lo è perché in questo alveo, da emarginato, e Spirlì lo è perché lo sta gridando ai quattro venti, ha trovato una nicchia in cui collocarsi, in cui si sente accolto e in qualche modo partecipe.

Il che la dice lunga sul mal di vivere che sicuramente lo accompagna.


“Se esistono le ere questa è l’era della grande menzogna. Siamo in mano a delle bruttissime lobbies che si sono unite e hanno fatto una lobby delle lobbies. Quella a cui avrei dovuto appartenere io, per esempio è una delle peggiori, non c’è cosa più brutta della lobby frocia, quella che ti dice che non devi dire quella parola, non devi avere quell’atteggiamento”.


La negazione di se stesso in fondo, (io sono frocio ma meno frocio degli altri,) è un modo di trovare un suo posto, che evidentemente non trova nemmeno nella presunta corporatività omosessuale. Spirlì innesca in maniera impeccabile la sindrome da Zio Tom, di cui avevamo parlato già in passato in relazione all’elezione dell’unico senatore nero (leghista) di Italia, Tony Iwobi. (leggi qui)


Qui è l’africano, vessato ed emarginato, a gridare a gran voce: io ce l’ho fatta, io non appartengo più a quela catasta di disperati come me, io sono diverso e ve lo dimostro. E Iwoby diventa così la miglior pubblicità vivente della Lega, che lo usa come scudo per rimandare al mittente le accuse di razzismo, che nonostante la presenza in parlamento di Iwoby sono pesanti e reali. Dubitiamo molto che buona parte dei leghisti non vedano nel senatore africano che un male necessario, come è un male necessario, per un partito che accoglie in seno il peggio dell’omofobia, dai fascisti machisti agli oltranzisti religiosi, avere tra i loro uno come Spirlì. Un uomo che nega a tutto tondo non solo quello che è, ma anche i suoi diritti e i suoi desideri:


“Avete mai visto in natura un bambino con due padri o con due madri? Avete mai visto in natura un cucciolo di cane che ha due padri che abbaiano allo stesso modo? Mi sembra una follia. Questi sono capaci di prendere la Bibbia e bruciarla. Sono nazisti, bruciano le parole, le cancellano dai dizionari. Noi non glielo dobbiamo consentire. Dirò ‘negro’ e ‘frocio’ fino all’ultimo dei miei giorni. Che fanno, mi tagliano la lingua, non credo possano arrivare a tanto? Cominciamo a difendere quelle che sono le vere verità e facciamolo nel quotidiano”.


E siamo al paradosso, dove il membro di un partito oltranzista e totalitario accusa gli altri delle stesse nefandezze perpetrate, almeno idealmente, dal suo stesso movimento.


Spirlì in fondo merita pietà o perlomeno comprensione, quella comprensione che lui nega agli altri. Questo ferma la battaglia per i diritti civili di tutti e degli omosessuali in particolare? Non lo crediamo. Crediamo che l’onda lunga della comprensione e della conoscenza, siano i migliori viatici per il cambiamento, anche in un paese profondamente cattolico e in cui l’influenza della Chiesa è pesante. Certo è che le dichiarazioni di Papa Francesco sugli omosessuali hanno lenito in parte anni di ferite e di disprezzo.

Parlare di omosessuali, di sessualità, e di tutte le varianti curiose e interessanti che queste ultime declinazioni possono avere, è il miglior passaporto per il cambiamento. Perché molti dimenticano cosa voleva dire essere omosessuali anche solo trent’anni fa, dove il frocio era la norma e la parola gay ancora un esotico inglesismo. “Frocio”, “culo”, “busone”, “ricchione”, questi erano non insulti, ma epiteti normali per definire un gruppo di persone, quel gruppo a cui oggi il povero Spirlì sembra negare di appartenere.

Dall’altra invece, deve esserci l’orgoglio di essere froci, perché è vero che le parole sono importanti, ma i fatti e i cambiamenti lo sono ancora di più, e non è una parola a definire una persona, ma i suoi atti; purtroppo per Spirlì.

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