La Svizzera nega cure intense agli anziani? Falso!

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Ha destato molto scalpore una notizia rilanciata in questi giorni da diversi media italiani, in cui si afferma che la Svizzera non ammetterebbe gli over 75 in rianimazione. La redazione di Gas, viste le tante segnalazioni ricevute, ha deciso di fare un paio di precisazioni in merito 

La news – che tanto news non è, dato che la cosa risale a marzo – riporterebbe il fatto che la Svizzera (la “civilissima Svizzera”) avrebbe attuato un protocollo per le terapie intensive che riguarda gli over 75 in caso di disponibilità limitate. In questo protocollo ci sarebbe scritto, sempre secondo i vari articolisti, che gli anziani sopra i 75 anni verrebbero automaticamente esclusi dalla rianimazione. E che questa cosa sarebbe stata applicata. 

Detta così questa notizia non solo è inesatta, ma pure falsa.

Questo perché non è stato messo in atto nulla del genere durante la prima ondata di Covid-19 nel nostro paese. La suddetta direttiva per l’ammissione alle terapie intensive, in caso d’esaurimento o sovraccarico dei posti letto disponibili, si basa su un principio semplice, ovvero salvare il maggior numero di vite umane. Questo criterio viene fatto in tutte le situazioni di emergenza, e viene attuato quando vi sono delle catastrofi oppure dei conflitti armati.

Ma questo non vale solo per la “civilissima” Svizzera, vale per tutti, Italia compresa. 

La scelta e la preferenza fra un paziente e l’altro però è l’ultimo passo. Difatti, vi è una prima fase in cui “si può far fronte a questa situazione limitando gli interventi, trasferendo i pazienti nelle unità di cure intermedie, incrementando il numero di posti letto dotati di respirazione assistita e rinunciando ai trattamenti che richiedono un considerevole impiego di personale. Se le risorse a disposizione non sono sufficienti, occorre prendere decisioni di razionamento(…). Le presenti direttive creano una base di riferimento a tal fine”.

Over 75 e 85, cosa dice il protocollo

Inesatto è pure il fatto che agli anziani vengano negate a priori le terapie intensive.

Infatti se si legge il testo si capisce che non è l’età di per sé a essere un criterio di scelta, ma la combinazione fra questa e la presenza di patologie gravi. 

Stando al protocollo per gli over 85 il ricovero non viene concesso, mentre per gli over 75 questo avviene solo nei casi in cui i pazienti sono affetti dalle seguenti  malattie: cirrosi epatica, insufficienza renale cronica stadio III, insufficienza cardiaca di classe NYHA superiore a 1.

L’anziano non viene sfavorito rispetto al giovane per semplici questioni anagrafiche o di “opportunità” ma perché statisticamente le persone in là con gli anni hanno un sistema immunitario più fragile e rischiano quindi di ammalarsi più facilmente, oltre a non sopportare l’accanimento terapeutico. 

Non abbiamo mai raggiunto il limite

La Svizzera cosa ha fatto perciò di diverso dagli altri? Ha deciso di scriverlo nero su bianco e di elaborare questo protocollo, nel caso la situazione dovesse diventare insostenibile e si dovesse ricorrere al triage. 

Ma non è mai stato applicato, perché non è mai arrivata al collasso. Come possiamo vedere bene dal seguente grafico, redatto dalla Confederazione, i posti occupati da pazienti Covid (rosa scuro) erano un terzo dei letti totali in terapia intensiva (in grigio i posti letto ancora disponibili).

La stessa cosa che non si può purtroppo dire dell’Italia. Diversi medici italiani, per via del collasso sanitario, sono stati costretti a dover scegliere a chi dare o togliere l’ossigeno. 

Però la cosa sembra essere stata rimossa da giornalisti, influencer e commentatori vari, che non hanno esitato a dare il loro giudizio negativo, arrivando addirittura a definire in modo poco lusinghiero la Svizzera e chi ci vive.

Desta molta perplessità quindi la scelta fatta da diverse testate, molto seguite oltre confine e non solo, come La Stampa, Repubblica, il Secolo XIX, TG5 e altri di riportare questa notizia, dopo 7 mesi, in questo modo. 

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