Le 8 sfumature dell’arcobaleno: l’orientamento affettivo-relazionale

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Due persone si conoscono ad una festa di compleanno, nasce della simpatia e si scambiano i numeri di telefono. Si scrivono qualche messaggio ed escono un po’ di volte dove sembra esserci della simpatia reciproca… chiediamoci dopo quanti messaggi o pasti condivisi possiamo affermare che i due si stiano frequentando. Se il criterio per affermare che tra i due c’è interesse fosse il loro primo bacio, significherebbe che tutte le ragazze baciate in discoteca siano persone con cui ci siamo frequentati? E se il criterio fosse il sesso, significa che se i due scegliessero “di conservarsi” fino al matrimonio allora prima di quel momento non si siano frequentati? Se il criterio fosse lo scambio dei messaggi, cosa dire di tutte quelle persone che come stile di vita hanno scelto il minimalismo digitale?

Tutte queste domande, che possono sembrare un po’ sciocche ci portano ad una sola risposta: lo senti. Senti quando ti piace una persona, quando la frequenti, quando la ami, lo senti e basta; non esistono grafici, statistiche, indicatori o criteri. Quando ami sai che stai amando.

Ecco quindi, che sulla base di questa validazione del sentimento, vorrei approfondire la tematica delle non monogamie etiche. La forma più conosciuta di questo orientamento affettivo-relazionale è il poliamore ma credo che questo termine sia molto diffuso perché ha un forte richiamo mainstream: ci tengo a sottolineare che non è l’unica forma di non monogamia etica e che probabilmente non è nemmeno la più diffusa. Data la diffusione del temine, però, ormai questa parola viene utilizzata come termine ombrello per le diverse forme di non monogamia etica.

Il poliamore è una dinamica relazionale dove è possibile intraprendere una relazione sentimentale e/o sessuale con più partner, è possibile quindi che una persona relazionalmente orientata al poliamore sia single o abbia un solo partner. Le non monogamie etiche alla base hanno di fatto il concetto secondo il quale, intrattenere più relazioni affettive o sessuali non sia sinonimo di disinteresse o mancanza di serietà nell’impegno amoroso; insomma avere più partner non è un taboo ma questo non significa nemmeno che sia un obbligo.

Spesso le persone che affermano di essere poliamorose devono affrontare lo stigma del “ah, ma allora lo fai con tutti”, ancora una volta la malizia della società che tende a sessualizzare ogni cosa si fa sentire perché esistono delle persone poliamorose e asessuali. Se una persona ha un orientamento affettivo di tipo poliamoroso e ha un orientamento sessuale di tipo asessuale scatena nell’interlocutore la fatidica domanda: “cosa differenzi questo tipo di relazione con una bella amicizia?” Come già affermato in precedenza, la differenza sta nel sentimento e non vi sono dei criteri che possiamo usare, quando lo senti… lo sai.

Per citare una massima: love is love e se questo è vero per le due persone dell’esempio iniziale allora dobbiamo pensare che questo possa essere vero anche per le persone che non hanno un orientamento affettivo come il nostro. Nello stesso modo in cui non andiamo a chiedere in modo chirurgico a due persone che stanno da poco uscendo insieme quali siano i criteri per definire se si stiano frequentando o se sia un’amicizia, lo stesso riguardo dovremmo averlo per tutti coloro che non aderiscono al modello di tipo monogamico.

Le persone poliamorose rappresentano quindi una rottura degli schemi, in una società bastata sul possesso, non sono coloro che legano a sé le cose che amano ma sono coloro che lasciano la liberà di scelta con tutte le paure e i dubbi che ne conseguono. In un modello culturale dove la gelosia è un sentimento che viene riconosciuto come parte dell’amore è davvero difficile riuscire ad accettare e comprendere che possa esistere un’alternativa. Poliamore non è quindi da intendersi come una relazione di tipo disinteressato senza alcun accordo alla base: come ogni forma di relazione ha delle basi, ma siamo immersi in un ambiente sociale e culturale che ci ha insegnato che si può amare una persona alla volta e se la ami questa persona in qualche modo ti appartiene, o perlomeno, ti dovrebbero appartenere gran parte dei suoi sentimenti, pensieri, parti del corpo.

Credo che per una società più inclusiva dovremmo davvero accettare che “love is love” e così come legarci a doppio filo al nostro partner facendo tutte le cose insieme è una scelta valida, lo stesso vale per coloro che la domenica sera vanno al ritrovo degli scambisti. Una sola cosa è importante: non sta a noi giudicare chi, come o quante persone possono o non possono amare gli altri. Noi possiamo scegliere di seguire il nostro cuore ed è bello poterlo fare ricordandoci che non tutti amiamo nello stesso modo.

Siate coraggiosi, siate in grado di accogliere l’altro, siate voi stessi.

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