Le 8 sfumature dell’arcobaleno: tutt* unit* contro il cis.tema?

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 “Si sa, alle donne non si chiede l’età”, “comportati da vero uomo!”. Quante volte abbiamo sentito questo tipo di affermazioni? Grazie a questi luoghi comuni e le convenzioni sociali nasce quello che viene definito il ruolo di genere, ovvero tutti quei comportamenti che dovrebbero appartenere agli uomini o alle donne.

Identità di genere e ruolo di genere non sono la stessa cosa, ma se io nasco donna e mi comporto come un uomo, il resto della società mi attribuirà ancora il genere femminile, anche se, io facessi di tutto per non sembrare donna. Ruolo di genere e identità di genere quindi, anche se non sono sinonimi possono essere strettamente legati, dato che in parte veniamo definiti da noi stessi, e in parte dalle persone circostanti.

L’identità di genere invece viene definita dal genere sessuale nel quale mi identifico al di là della mia natura biologica, così esistono persone con attributi femminili che si sentono uomini e persone con attributi maschili che si sentono donne. Secondo questa prima analisi, dunque, anche se scegliessimo di tralasciare ciò che la biologia ci ha assegnato, abbiamo due generi: quello maschile e quello femminile. Cos’è quindi questa storia degli asterischi?

Da diversi anni stanno prendendo voce persone che rivendicano un terzo sesso, tra cui coloro i quali si indentificano come nonbinary, un sesso che si situa al di fuori della dicotomia uomo-donna. La nostra società si basa ancora su un sistema cisgender (persone che si indentificano con la loro espressione biologica) e tutte le persone che non si identificano nella loro “dotazione biologica” vengono classificate come sofferenti di una disforia di genere. Tralasciando i tecnicismi, e il fatto che fino qualche anno fa le donne arrabbiate venivano messe nei manicomi per “isteria”, voglio analizzare il concetto di fluidità di genere da un punto di vista filosofico e sociale.

Le persone nonbinary potrebbero rappresentare lo zoccolo duro in grado di vincere contro le discriminazioni di genere, non accettare più che il mondo si divida in uomini e donne, non ci proteggerebbe dalla nostra tradizione che ha visto per molti anni le donne in cucina e gli uomini che non piangono mai? Le rappresentazioni di genere hanno condotto per anni alla disparità portando le donne ad una condizione subalterna e l’uomo ad uno sviluppo di mascolinità tossica. Da diversi anni c’è chi si batte per la parità tra i sessi ma talvolta la donna pur di farsi strada arriva ad assumere le caratteristiche proprie di una mascolinità tossica e distruttiva.

Analizziamo l’attribuzione di genere come atto linguistico, noi nasciamo con una specifica componente biologica e ci viene detto: sei una femmina/sei un maschio. Questo può essere considerato un atto linguistico performativo, ovvero quell’atto linguistico che una volta compiuto ha delle conseguenze nella realtà.

Quando i miei genitori dissero ai parenti “è una femmina!” io non ero ancora nata e loro già avevano compiuto nei miei confronti un atto linguistico che ha avuto delle ripercussioni reali immediate, essere una femmina non è solo avere attributi femminili, ma per la nostra società significa tutta una serie di concetti dai quali poi distaccarsi è difficile. Diversi sono gli studi che evidenziano come fin dall’asilo veniamo condizionati a comportarci secondo l’ingiunzione dettata dalla nostra espressione biologica.

Le persone nonbinary rivendicano di aver una loro identità di genere e sentono come nociva la necessità di “schierarsi” battendosi così per difendere la loro unicità.

Il nostro pensiero si è per anni fondato su un sistema di tipo binario, ovvero basato su coppie di opposti. Questa nostra necessità mentale, non deve però negare la possibilità che non vi sia solo il bianco e il nero, ma un’intera scala di grigi; se concordiamo sul fatto che possa esistere la scala di grigi allora dobbiamo prendere atto che è possibile situarsi al di fuori del binarismo di genere e sentirsi “grigi” invece che bianchi o neri.

Siate coraggiosi, siate in grado di accogliere l’altro, siate voi stessi.

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