L’ingegneria genetica è donna

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A vincere quest’anno il Premio Nobel per la chimica sono state due donne: Jennifer Doudna e Emmanuelle Charpentier, per aver “scoperto uno degli strumenti più utili per la tecnologia genetica, le forbici molecolari CRISPR/Cas9. Usando questo strumento i ricercatori possono modificare il DNA di animali, piante e microorganismi con grande precisione. Questa tecnologia ha avuto un impatto rivoluzionario sulle scienze della vita, sta aiutando a trovare nuove terapie per il cancro e può far avverare il sogno di curare le malattie ereditarie“.

C’è chi sulla stampa, cercando il solito titolo ad effetto, le ha definite come le “Thelma e Louise del DNA”. Se davvero hanno qualcosa a che spartire con la coppia cinematografica è solo per l’essere state capaci di rompere gli schemi, in un mondo, quello della ricerca scientifica che è purtroppo ancora prevalentemente a trazione maschile. Doudna e Charpentier hanno fatto saltare il banco dimostrando di avere pari dignità dei propri colleghi maschietti e, forse, che il cervello non ha sesso, ma va solo usato bene proprio come in questo caso in cui le due scienziate non hanno inventato nulla che già non esistesse da milioni di anni.

La storia delle forbici molecolari CRISPR/Cas9 è anche una storia che ha a che vedere con le conoscenze condivise e a disposizione della ricerca scientifica moderna, dove le nozioni accumulate, le grandi o piccole scoperte fatte, a volte fatte per caso, a volte apparentemente senza gloria né futuro, se ne restano lì finché non arriva qualcuno che con quei pezzi riesce a comporre un mosaico. Cioè l’artista di turno capace di usare quei tasselli per creare un’immagine, una figura che abbia un un senso. Perché a volte le soluzioni ce le abbiamo proprio sotto il naso anche se non ce n’eravamo mai accorti.

L’immagine romantica dello scienziato solo e incompreso chiuso nel suo laboratorio che fa la scoperta in grado di cambiare il destino dell’umanità è ormai vecchia, appartiene a logiche di un passato ormai lontano. Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier hanno unito brillantemente i puntini mettendoci a disposizione uno strumento di lavoro rivoluzionario. Hanno capito come quello che si era già osservato e che alcuni archeobatteri facevano già da milioni di anni poteva diventare il modo più efficace per modificare, sequenziare e inserire in altre cellule dei pezzettini di DNA.

Si sono così inventate un paio di forbici sufficientemente piccole e precise per fare ciò che c’interessa lì dove serve. Un metodo per l’editing genomico. Per il montaggio di sequenze di geni utili a fare cose. Grazie a Doudna e Charpentier abbiamo imparato a modificare la sequenza di un gene, la sua regolazione, le funzioni della proteina che produce. Forbici che starà a noi tutti decidere di usare in maniera responsabile ed eticamente accettabile, così come è sempre accaduto con la tecnologia fin dagli albori della civiltà umana.

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