Maradona, 60 anni senze mezze misure

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Per un curioso scherzo del calendario,a dividere gli 80 anni di Pelè e i 60 anni di Diego Armando Maradona, che cadono giusto oggi, sono solo pochi giorni.

Ma  O’ Rey e il Pibe De Oro, per tutto il resto, stanno esattamente ai due opposti, divisi e al tempo stesso divisi da un dualismo che completa e compone l’essenza del calcio moderno. Elegante, sobrio, istituzionale l’uno quanto scapestrato, fuori dagli schermi, anarchico è l’altro, l’uno brasiliano e l’altro argentino, a incarnare quasi involontariamente una delle eterne rivalità geografiche del football moderno. Loro che del calcio sono lo Yin e lo Yang, i Beatles e Rolling Stones, il Bernini e il Borromini, e potremmo continuare con infiniti esempi: ma oggi è il giorno di Diego, e per un attimo i paragoni cedono il posto all’Assoluto.

La mia generazione si è innamorata del calcio spesso grazie a quel sinistro che era come una bacchetta magica in mano a uno stregone imprevedibile, capace di accendere in un secondo la partita con un incantesimo dei suoi, di trasformare una disfatta in un trionfo. Una punizione pennellata, un assist al bacio, un colpo da maestro a cui solo un folle poteva pensare e che invece, ecco, diventava un capolavoro con la palla che da quel piede finiva telecomandata in rete.

Il senso di ciò che è Maradona, in fondo, è racchiuso in una sola, celebre partita, di cui si è detto tanto ma mai abbastanza, quell’Argentina – Inghilterra in un giorno di giugno del 1986, in una Città del Messico ancora ferita dal terribile terremoto dell’anno precedente. C’è astio e rancore fra le due nazionali di due Paesi che 4 anni prima si erano scannati brevemente per quei 4 isolotti che gli uni chiamano Malvinas, gli altri Falkland. Non è solo calcio, non è solo sport, e di fatto, e per Maradona questo significa solo una cosa: al diavolo le regole. Parte un cross, Diego salta insieme all’immenso Shilton, e con una mossa malevola, un colpo basso al contrario, allunga proditoriamente la mano e spinge in rete il pallone, beffando l’arbitro incurante delle feroci proteste degli inglesi. Scorrettezza? Certo. Antisportività? Pure. Ma è una vendetta, una beffarda rappresaglia, e le vendette, si sa, spesso vanno al di là delle regole. 

Ma Maradona era anche altro, e allora, ecco che compiuta la missione di vendicare l’onore dell’Argentina contro i nemici inglesi, decide che è ora di farsi perdonare, e di ricordare a tutti, al mondo, che oltre a una mano ha anche due piedi, e che piedi! Prende palla nella sua metà campo, inizia a scartare uno, due, tre avversari: gli inglesi, loro sì, si mantengono ligi alle regole e al fair-play evitando di falciarlo come qualunque mastino di una qualsiasi difesa,a partire dal Claudio Gentile che lo ha annullato 4 anni prima ai mondiali di Spagna, avrebbe fatto di fronte a tanta sfrontatezza. E Diego va, sono quattro, cinque, arriva in area, e l’ultimo è ancora una volta Shilton, messo via con una finta e palla in rete: il goal del secolo, l’hanno chiamato, e anche se ce ne sono stati altri così (uno per tutti, uno splendido George Weah in un Milan-Verona), il contesto e tutto l’insieme lo rendono assolutamente unico. Maradona vincerà quel Mondiale, poi conquisterà Napoli con scudetti e coppe, farà ancora una volta piangere i tifosi italiani proprio nella sua Napoli pennellando, indisturbato ahinoi, il cross su cui Walter Zenga, fino ad allora imbattuto, compie la più comica delle uscite a vuoto regalando il goal a Caniggia. 

Ma questa non è una favola, e Maradona non è l’eroe senza macchia: arriva la squalifica per cocaina nel 1991, sembra finita. Poi Diego si rialza, torna in campo, e urla la sua rabbia alla telecamera dopo il goal del 3-0 alla  Grecia ai mondiali di USA ‘94: è una specie di canto del cigno al contrario, poco dopo arriva la positività a sostanze proibite, efedrina, a suo dire dovuta a un semplice integratore energetico.

Ma la macchia del doping non riesce a offuscare la leggenda, e Maradona resta ancora oggi l’ultima vera icona di un calcio che non esiste più, lontano anni luce dalla perfezione robotica dei campioni di oggi: genio e sregolatezza, luci e ombre, quelle del calciatore e quelle dell’uomo. Il tutto riassunto nel numero di maglia a lui indissolubilmente legato: 10. 1 e 0, la base del sistema binario, acceso e spento. Un interruttore magico nel piede sinistro di Dio. 

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