Morbegno: gli ammutinati delle due ruote

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“Un vergognoso agguato”  dice il direttore del Giro d’Italia Mauro Vegni: più o meno quanto detto da Loy Hansen, il presidente del “Real Salt Lake City”, squadra di calcio che si era rifiutata di scendere in campo per protesta contro i poliziotti che avevano sparato alla schiena a Jakob Blake: “una pugnalata”.

Gli impresari-padroni sono uguali in tutto il mondo, non importa se mormoni (come Hansen) o cristiani o di altre religioni.

Per loro conta solo lo spettacolo (“the show must go on”) e la cassa, ragioni etiche (Tommie Smith e John Carlos nel 1968) o professionali, lavoro troppo duro, paga troppo bassa, ecc. non contano. Hansen minaccia di licenziare 45-50 dipendenti, poi cambia idea,  rimproverato dal commissiario del “soccer” USA. Vegni  dice che si arriva a Milano, poi si faranno i conti. L’impresario circense paga acrobati, clowns e domatori e questi devono dar vita allo spettacolo.

A Morbegno i ciclisti dopo la durissima e spettacolare tappa dello Stelvio si sono ammutinati come i marinai del Bounty , anche se il pugnale, che nel 1789  costrinse il capitano William Bligh ad abbandonare la nave con 18 marinai a lui fedeli su una scialuppa (ma riuscì a salvarsi) era solo simbolico: ha comunque obbligato Vegni a portarli in bus ad Abbiategrasso dimezzando la tappa verso Asti, mutata in scampagnata domenicale.

E pensarci prima? Vale per l’impresario: non si appioppano 258 km dopo una tappa come quella dello Stelvio e prima di un’altra altrettanto dura. Vale per i capisquadra, tra di loro in disaccordo, e soprattutto per il sindacato dei ciclisti, presieduto da Gianni Bugno, che comicamente, commentava la corsa per la RAI, e che è stato giustamente scavalcato. Ma anche questo si sapeva prima.

Insomma un pasticcio senza eguali al mondo che mette in cattiva luce tutti, ma che non muta il discorso sui rapporti di forza e sul ruolo dei protagonisti dello sport, che in parte almeno, hanno lanciato un segnale forte. E’ vero, la. temperatura di 13 gradi e la pioggia non battente erano sopportabili, ma il punto è un altro: la co-partecipazione all’impresa.

Ora al momento non sappiamo ancora tutto: le ragioni dichiarate dagli ammutinati del Bounty, la durezza della vita a bordo e le punizioni spesso inflitte da Sir Bligh erano solo parte della verità: molti marinai volevano tornare nella beata (allora…) Thaiti, dove le donne praticavano il libero amore.

All’interno del Giro c’erano squadre che volevano correre e rendere la tappa durissima, per permettere ai loro uomini di logorare gli avversari e di vincere. Altri volevano tornare a dormire nei loro letti non troppo stanchi.

I nostri eroi sportivi non sono piú come stabilito dalla Cassazione italiana nel 1965, esponenti di “un’attività che non costituisce un diritto essenziale della  persona umana, ma soltanto una situazione oggettiva costituzionalmente raccomandata”.

Divertitevi insomma, fate un po’ di sport,  oltretutto fa bene alla salute.

Sino alla legge 91, del 25 marzo 1981, quando lo sportivo per lo Stato diventa un professionista equiparato a un “lavoratore indipendente”, e oltretutto, dopo il caso Bosman, con il diritto di trasferirsi in qualsiasi altro posto di lavoro a scadenza di contratto.

Spiace per i tifosi, anche ticinesi, che volevano veder passare a pochi passi da casa gli eroi dello Stelvio, ma il clamoroso ammutinamento di Morbegno obbligherà le parti, l’ impresario e il sindacato, troppo assente e scavalcato da parte della base,  a sedere attorno a un tavolo. 

Chiudiamo con una mezza cattiveria tutta nostra: “ci avete tolto il doping? Riducete lo sforzo.” Amen.

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