Oggi Pelé fa 80 anni: goooooool!!!

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Oggi Pelé, al secolo Edson Arantes do Nascimento compie 80 anni. Un bel traguardo, un giorno in cui ti alzi la mattina e sei felice che lui sia ancora lì, perché Pelé è il simbolo di un secolo.

Pelé è una di quelle presenze, come la regina d’Inghilterra, che riescono non si sa come né perché a raccogliere simpatie bipartisan e trasversali, sono presenze che hanno fatto la storia dalla seconda metà del ventesimo secolo fino ad oggi.

Potrei fare le solite tiritere sul grande calciatore, sul mago del pallone, sulle tre coppe ai Mondiali di calcio che ha potuto tenere tra le mani, unico tra i suoi pari. Potrei parlare del suo record di reti realizzate in carriera: 1281. Potrei parlare dei film, tra tutti “Fuga per la vittoria”, dove ha recitato accanto a Steve McQueen, oppure del suo ruolo come ambasciatore per l’ecologia e l’ambiente dell’UNESCO, o della sua carriera politica e la nomina a ministro dello sport del Brasile, dove varò la legge contro la corruzione nel calcio, chiamata legge Pelé. È stato nominato, nel 2011, patrimonio storico-sportivo dell’umanità, come a dire che Pelé è un monumento, come la Torre Eiffel o il Colosseo. Definito il calciatore del secolo dalla FIFA, Edson Arantes do Nascimiento è molto di più.

Pelé è un poeta, compone musica, suona, canta. È, ai nostri occhi, un raro connubio di anima gentile e dragone sportivo, l’eterna figura che incarna il poeta e il guerriero. Per alcuni è il riscatto del bambino delle favelas, che giocava con una palla di stracci tra lo sterrato e le baracche di lamiera.

Per altri è campione di lotta contro le discriminazioni razziali e sessuali , per altri ancora è la più grande leggenda non solo del calcio, ma dello sport in generale.

Piaccia o no, anche Pelé ha i suoi chiaroscuri come tutti, ma non si può negare che il giocatore carioca ammalia, affascina, come una sirena ci attrae verso di lui, con la parlata dolce e il sorriso sfolgorante.

Pelé non è solo uno sportivo ma cosa rara, un personaggio da prendere ad esempio, uno di quelli che puoi con relativa tranquillità, additare ai figli o ai nipoti come uno che ha avuto successo, ha saputo gestirlo, ed ha mantenuto l’umiltà delle sue origini. Insomma, un Federer tropicale e gialloverde.

Ma Pelé, come dicevo all’inizio, ha quella rara qualità di essersi ritirato piano piano dalle nostre vite, ed essere diventato come quelle superbe statue dei santi nelle chiese, presenze tranquille e autorevoli, che rassicurano e tranquillizzano, che ci fanno credere che qualcosa di buono, di corretto, di giusto, in questo mondo esiste.

Di Maradona disse:

“Maradona non è davvero un esempio per i giovani. Ha avuto la chance di ricevere un dono da Dio, quello di saper giocare a calcio. Nonostante la sua vita molto sregolata, c’è ancora gente disposta a dargli un lavoro. Se avessero un po’ di coscienza, non lo farebbero più. Se non cambia, non avrà mai più un lavoro. È stato un grande giocatore, ma non è un esempio.”

E non lo disse con spocchia, ma con amarezza, perché per lui, essere di esempio, quando si è così grandi e forti è un dovere, una missione. La sua poesia, l’amore per quello che faceva, si esprime in un altro concetto profondamente suo:

“Il football è uno sport composto di fatti semplici, ma purtroppo ce ne scordiamo spesso. È necessario avere un legame quasi sentimentale con la palla. Devi trattarla con delicatezza, quasi fosse una cara amica. Per regolare i suoi movimenti, devi soggiogarla. E se commetti un errore, non disarmare.”

Un legame sentimentale con la palla. La sfera non è solo un oggetto da prendere a calci, è la vita, è il mondo. C’è quasi un assunto zen in queste parole, c’è la crescita spirituale di un uomo. C’è la consapevolezza che se vuoi fare bene una cosa la devi amare, che sia una partita, che sia una donna, che sia la vita.

Feliz aniversário, Pelé

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