Polonia: Altro giro di vite sull’aborto

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La giustizia polacca ha ulteriormente ridotto il diritto all’aborto nel paese dal governo ultra-cattolico. Venerdì scorso, una sentenza del Tribunale costituzionale di Varsavia ha infatti dichiarato incostituzionale l’aborto anche in caso di “malformazione grave ed irreversibile del feto o di malattia potenzialmente mortale per il nascituro”.  Un giro di vite denunciato da Amnesty International, dal Centro per i diritti riproduttivi e da Human Rights Watch. 

“Un passo indietro per i diritti delle donne”

Le tre organizzazioni umanitarie hanno così inviato degli osservatori indipendenti ad assistere all’udienza del Tribunale costituzionale polacco in modo da analizzare la decisione, come lo hanno subito annunciato in un comunicato stampa: “La sentenza resa in data odierna (Ndr:23 ottobre) è molto pericolosa per la vita delle donne in Polonia e viola gli obblighi ai quali il Paese deve conformarsi nell’ambito dei diritti dell’uomo e costituisce delle misure retrograde che rappresentano un passo indietro per quanto riguarda i diritti delle donne a delle cure di sanità sessuale e riproduttiva”, ha così detto Leah Hoctor, direttrice regionale per l’Europa presso il Centro per i diritti riproduttivi.

Secondo lei “la Polonia deve ormai agire per allineare la sua legislazione a quelle degli altri Paesi membri dell’UE e legalizzare l’aborto per ragioni socio-economiche in senso allargato oppure su domanda della donna nonché per garantire l’accesso totale ed effettivo a delle cure allorquando la salute fisica o mentale della donna incinta è in pericolo.”

Per Esther Major, ricercatrice presso Amnesty International, “la sentenza del Tribunale costituzionale polacco è il risultato di un’ondata di attacchi sistematici e coordinati portati avanti dai legislatori polacchi contro i diritti fondamentali delle donne che si battono contro il divieto di aborto”. Un tale divieto non pone un freno all’aborto, sottolinea la Major, poiché obbliga le donne che vi sono costrette a recarsi all’estero per ricorrere ad interruzioni clandestine di gravidanza che non soltanto sono costose, ma che possono anche rivelarsi pericolose per la salute.

“Una decisione crudele”

“Comunque sia” conclude Leah Hoctor, “alcune donne senza nessun mezzo finanziario non possono neppure ricorrere a questo tipo di soluzione e sono le prime a soffrire della decisione crudele presa dal Tribunale costituzionale polacco.”

Le fa eco Hillary Margolis, responsabile del lavoro di ricerca sui diritti delle donne presso “Human Rignts Watch”; anch’ella citata da Amnesty International: “Invece di garantire e proteggere i diritti della popolazione, il Tribunale costituzionale polacco continua a violarli” dice e aggiunge: “La Commissione europea e gli Stati membri dell’UE devono urgentemente rimediare alle violazioni dello stato di diritto e alle loro conseguenze per quanto riguarda i diritti fondamentali in Polonia. È essenziale garantire i diritti fondamentali delle donne e in particolar modo i loro diritti alla riproduzione. Lo sdegno totale di cui fa mostra la Polonia per tutti questi valori è pericoloso non soltanto per le donne e le ragazze di quel paese, ma anche per quelle di tutta quanta l’Europa. 

Restrizioni severe nella cattolicissima Polonia 

Ricordiamo che la Polonia cattolica che sta anche restringendo le libertà alle coppie omossessuali, è uno dei Paesi europei più severi per quanto riguarda l’aborto che non viene autorizzato per motivi socio-economici, ma soltanto per proteggere la vita o la salute della futura partoriente oppure se la gravidanza è frutto di una violenza carnale. Fino alla sentenza di tribunale di venerdì scorso, l’interruzione di gravidanza era anche legale in caso di “malformazione grave e irreversibile del feto o di una sua malattia incurabile o potenzialmente mortale”. Comunque sia nella cattolicissima Polonia, anche in situazioni in cui l’aborto è legale, molteplici ostacoli restringono notevolmente l’accesso nella pratica.

Va detto infatti che il partito “Diritto e Giustizia” al potere dal 2015 si sta sempre più orientando verso restrizioni severe in materia di sessualità, suscitando accese proteste tra la popolazione che in questi ultimi mesi ha manifestato a più riprese il suo malcontento. La politica repressiva di Varsavia è stata anche condannata dagli organi internazionali di difesa dei diritti dell’uomo e dalle istituzioni europee. 

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