Quadri: I bambini vanno rispettati

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Un muro stranamente compatto, quello che accoglie l’interpellanza inoltrata al Governo da Edo Pellegrini e Roberta Soldati, che raccoglieva, a loro dire, il disagio di famiglie che si trovavano confrontate con un bambino che su richiesta dei genitori si era deciso di trattare come una bambina.

Insomma, un cambio di genere, riconosciuto dagli specialisti e ancora più delicato visto che coinvolge un minore in tenera età. Ne avevamo parlato ieri in un nostro articolo, che aveva sollevato parecchia indignazione (leggi qui sotto)

La Regione Ticino, in un suo articolo di ieri, interpellava per avere delucidazioni in merito, sia il capo dicastero scuola di Lugano Lorenzo Quadri, che il Decs, oltre a due psicologi infantili.

Un caso, quello di cui parliamo, che in Ticino è a quanto pare attualmente un unicum e un intervento che è stato valutato insieme a tutti gli attori. Un caso che era salito purtroppo alla ribalta per l’indelicatezza dei due postulanti Pellegrini e Soldati, che hanno messo così alla berlina sia il bambino che la famiglia. Ed è insolitamente Lorenzo Quadri, stavolta, a sembrare istituzionale per una volta e a far sentire le sue ragioni, al punto di dichiarare che i due mozionanti mentono.

Quadri risponde (nell’intervista de La Regione) particolarmente alla parte dell’interrogazione a cui si fatica davvero a credere, in cui si dichiara che alcuni compagni avrebbero addirittura avuto delle turbe:


“…alcuni talmente a disagio che c’è chi piange la sera e fatica ad addormentarsi e c’è chi si è addirittura dovuto rivolgere a uno psicologo per affrontare questa incresciosa e inaccettabile situazione.”


Ma Quadri specifica la situazione, e rispedisce al mittente le accuse.


“Che fosse una situazione estremamente delicata è apparso immediatamente chiaro. Quando si è presentata, abbiamo dovuto decidere come gestirla. Ma non l’abbiamo fatto da soli. Sono state interpellate tutte le istanze competenti (cantonali, giuridiche, specialistiche, ndr). Tutte, e sottolineo tutte, le risposte che sono arrivate andavano nella stessa direzione: riconoscere l’identità di genere della bambina. La scuola quindi non ha agito di testa sua o seguito un capriccio di una famiglia, come sembra leggendo l’atto parlamentare”.


La Regione ha anche interpellato le famiglie interessate, che non hanno rilasciato dichiarazioni, nemmeno in forma anonima. A noi viene però da pensare che qualcuno con Pellegrini ha parlato e gli ha evidentemente esternato la questione. Anche qui amareggia vedere persone che gettano il sasso e poi ritirano la mano.

Quadri conclude con delle frasi che lo fanno sembrare, a sorpresa, quasi un fine statista:


“La Legge sulla scuola dice che quest’ultima deve rispettare la personalità dei bambini. Ovviamente, tutti i bambini vanno scolarizzati e questa è la base. La scuola deve garantire il massimo rispetto, sia alla bambina che ha manifestato un’esigenza particolare, sia al resto della classe”.

Manuele Bertoli del Decs invece tende a tenere l’acqua bassa, anche per non coinvolgere ulteriormente le persone. Chiede però un passo indietro a Pellegrini e a Soldati, per evitare di ingigantire ancora di più la questione e di fare ulteriormente male alla famiglia, al bimbo e ai suoi compagni.

Insomma lo Stato e la scuola, erigono un muro che chiede comprensione e intelligenza, dove queste ultime sembrano latitare, e parecchio.

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