Siria, la strage dimenticata

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Il Covid-19, i suoi contagi quotidiani, le sue morti ovunque nel mondo, le ansie che suscita in tutti noi fanno dimenticare altre stragi non lontane. Come quella dei bambini siriani che soffrono la fame a causa del conflitto e di un’economia messa a dura prova dalla pandemia.

Stando al nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale “Save the Children” che da oltre un secolo lotta per salvare i bambini a rischio nel mondo e garantire loro un futuro degno, sarebbero almeno 700mila in Siria i bimbi che soffrono la fame.

Negli ultimi sei mesi, l’economia del paese già messa a dura prova da una guerra civile ormai quasi decennale, è stata ulteriormente aggravata dall’impatto delle restrizioni imposte dal Covid-19.

4,6 milioni di bambini in condizioni precarie

Cosicché il numero totale dei minori in condizioni alimentari precarie in tutta la Siria è salito a più di 4,6 milioni tra cui i 700mila citati soffrono la fame. Infatti dopo quasi dieci anni di conflitti continui e conseguenti sfollamenti, crescono i tassi di malnutrizione, come sottolinea “Save the Children”.

Il Covid-19 ha aggravato una situazione già di per sé drammatica e i numeri sono drammatici rispetto alla realtà locale: in tutta la Siria, sono stati contabilizzati quasi 5500 casi, ma va detto che questi numeri potrebbero essere soltanto la punta dell’iceberg poiché ci sono enormi lacune nell’effettuare i test nonché una carenza di dispositivi di protezione a livello individuale. Cosicché a tanti siriani che denunciano sintomi, si consiglierebbe, stando a “Save the Children” di assumere farmaci senza però sottoporre loro a un tampone. In alcune zone del Paese sembra addirittura che ci sia un aumento di richieste giornaliere di becchini.

La Siria martoriata e dimenticata è quindi ormai alle prese con anni di violenza, perdita di posti di lavoro e ormai anche restrizioni dovute alla pandemia! Ciò, va detto, nella indifferenza totale se non fosse, appunto, per le denunce di organizzazioni umanitarie come “Save the Children” che punta il dito contro questa devastazione dei mezzi di sussistenza di milioni di persone. Il deprezzamento della valuta nazionale e la riduzione del flusso di merci hanno anche peggiorato la situazione e portato ad un aumento vertiginoso dei prezzi delle derrate alimentari. Stando al Programma alimentare mondiale infatti, il paniere di una famiglia costa ormai il doppio di quello del 2016 che aveva già raggiunto un picco.

Testimonianze drammatiche

Le testimonianze raccolte in Siria da “Save the Children” e pubblicate dalla stampa italiana sono drammatiche: “Non mangiamo sempre la sera e a volte ho anche fame a mezzogiorno o di pomeriggio, non riesco mai a trovare il pane, non possiamo permetterci di comprarlo” ha raccontato Faten, un bimbo di 10 anni confinato in un campo di sfollati nel nord-ovest del paese.

Per riuscire a sfamare i loro bimbi, i genitori non hanno altra scelta che affidarsi a riso e cereali durante settimane intere. Bandite invece carni, frutta e verdure. Stando all’indagine condotta da “Save the Children”, il 65% dei bimbi siriani non mangia una mela, un’arancia o una banana da almeno tre mesi. Peggio addirittura il nord-est del paese dove quasi un quarto dei bambini ha affermato di non aver mangiato questi frutti da almeno nove mesi. “L’ultima volta che ho mangiato la frutta è stato più di due mesi fa. Quando chiedo ai miei genitori di comprarcene un po’, dicono che a malapena possiamo permetterci il resto” ha affermato Noura, 10 anni.

Molti bambini hanno riferito a Save the Children di avere mangiato nelle ultime settimane solo riso e fagioli. Una madre ha raccontato che ha dovuto risparmiare tre settimane per comprare una sola mela, che ha diviso in cinque parti tra lei e la sua famiglia. Un altro bambino che non mangiava frutta o verdura fresca da sei mesi è stato visto con un pezzo di prugna che aveva trovato per terra.

Aumenta la malnutrizione

“I miei due figli hanno sei anni e due mesi. La loro crescita si è fermata così tanto. Li ho portati da molti dottori, ci hanno dato medicine, ma non sono migliorati” ha detto il papà Rami. Una prolungata mancanza di cibo nutriente nei pasti quotidiani può causare rischi e danni permanenti ai bambini, compreso l’arresto della crescita o la malnutrizione cronica. In Siria, almeno un bambino su otto, circa 500.000 in tutto, soffre attualmente di questa condizione.

“La malnutrizione è un problema molto sottovalutato per i bambini siriani. I bambini malnutriti affrontano una miriade di rischi per la loro salute e il loro benessere, come l’arresto della crescita, che limita la loro capacità di combattere le malattie, aumenta la probabilità di ansia e depressione e porta a uno scarso rendimento a scuola. Un’intera generazione di bambini sta affrontando il rischio di malnutrizione, perché le loro famiglie semplicemente non possono più permettersi di mettere un pasto in tavola. A meno che non agiamo ora per alleviare questa sofferenza, sempre più bambini dovranno guardare mentre la loro porzione di cibo si riduce di giorno in giorno”, ha dichiarato Sonia Khush, Direttore dell’Emergenza di “Save the Children” in Siria.

L’Organizzazione umanitaria sta così distribuendo pacchi alimentari con frutta e verdura fresca nel Nord della Siria, soprattutto alle donne incinte e alle neo mamme, per combattere la fame nascosta di bambini e madri. L’Organizzazione sostiene anche i bambini piccoli in tutta la Siria, fornendo consigli dietetici e screening per la malnutrizione. Per “Save the Children” è fondamentale che tutta la comunità internazionale investa per migliorare la disponibilità e l’accessibilità economica di alimenti sicuri e nutrienti. Mentre le esigenze in tutta la Siria si stanno ampliando a causa del COVID-19 e degli impatti economici del conflitto, gli interventi per l’alimentazione sono finanziati solo per l’11%.

“Save the Children” chiede inoltre accesso umanitario illimitato e una nuova autorizzazione ad operare da oltre frontiera, anche a Bab Al Salam a Nord di Aleppo, chiuso a luglio, per alleviare le sofferenze di famiglie e bambini che continuano a lottare nel mezzo di una prolungata crisi e diffusione di una pandemia.

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