Tra salsicce di boscaiolo e cannibali

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Tutti ricordiamo il “burro per arrostire svizzeri”. Un prodotto che lasciava allibiti, anche perché pensavamo ormai di esserci lasciati alle spalle i bui secoli preromani, in cui tribù celtiche stanziate nella Rezia si mangiavano tra di loro con la facilità con cui si succhia il midollo da un ossobuco.

Ma il burro evidentemente non bastava. Gli esilaranti errori negli imballaggi alimentari che vengono da oltre Gottardo sono ormai una simpatica consuetudine, come la migrazione delle rondini o il mettere le gomme della neve all’ultimo momento.


I nostri amici confederati, evidentemente non paghi di cotanto scempio dei tabù che codificano una società civile, hanno deciso di insistere nel loro turpe mercimonio di carne umana. Ecco che allora, compare presso la Bell, la “salsiccia di boscaiolo”.


Ora capiamo come mai in dentro c’è forte carenza di forestali. Già non sono moltissimi, se poi gli dai la caccia per farci dei bratwürst, siamo a posto.

Noi ticinesi, cristianizzati e civilizzati da secoli, non possiamo che inorridire di fronte a queste perverse e immorali pratiche, che fanno del consumo di carne umana la regola.

Scherzi a parte, uno scempio c’è davvero, ed è quello della lingua. Se possiamo accettare errori pacchiani di traduzione di testi fatti frettolosamente o da piccole aziende familiari, risulta perlomeno incredibile capire come aziende e multinazionali, (mica il macellaio o il casaro all’angolo) non siano in grado di scrivere due frasi due senza infilarci strafalcioni che se da un lato fanno scompisciare, perché ormai ci siamo abituati, dall’altro fanno venire il magone.

Beh, gioite, sappiate che non siamo soli, gli strafalcioni sugli alimentari che richiamano all’antropofagia ci sono e ce ne sono anche altri.

Mitico quello del Ministero dell’educazione italiano, che aveva tradotto pecorino, con “doggy style” che non si riferisce al formaggio ma è, gergalmente, la pecorina, e non stiamo parlando di un’ovina femmina cucciola.


Una traduzione troppo frettolosa dall’inglese al cinese è avvenuta anche alla multinazionale Kentucky Fried Chicken, che ha tradotto il suo famoso slogan “Finger-lickin’ good”, ovvero: buono da leccarsi le dita, con un più prosaico e antropofagico, tanto per restare in tema “mangiati le dita”.


Insomma, finite le alette, se avete ancora fame, potete accompagnare la salsiccia di boscaiolo, cotta con burro per arrostire svizzeri, aggiungendoci un paio di anulari o un medio.

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