Traffico di cani randagi in Svizzera?

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Circolano nuovamente in questi giorni sul web e nei social articoli che accusano associazioni che si occupano di raccogliere cani randagi in Italia di trasportarli verso la Svizzera e la Germania per favorire traffici illeciti in vista di eutanasia e commercio di pellicce. Abbiamo indagato presso l’Ufficio veterinario federale che smentisce con fermezza queste informazioni.

Un articolo diffamatorio, ma anonimo

Pubblicato due o tre giorni fa su TG24 Italy, dal titolo “L’affaire bestiale: randagi e finte adozioni, tanti randagi deportati oltre confine”, l’articolo non firmato ha rapidamente fatto il giro del web e dei social, suscitando una marea di commenti indignati da parte degli internauti.

In buona sostanza l’autore rimasto anonimo accusa associazioni animaliste attive sul territorio italiano, in particolar modo nel sud del paese dove ci sono ancora molti cani abbandonati, di prelevare questi animali per trasportarli oltre confine, in particolar modo in Svizzera e in Germania sotto pretesto di farli adottare da famiglie di buona volontà, disposte a pagare un piccolo compenso per le spese di viaggio e i vaccini. Gli adottanti sarebbero reclutati tramite appelli pubblicati sui social, in particolar modo su Facebook.

“Pupari” senza scrupoli

Stando all’articolista però dietro a questi adottanti ci sarebbe invece una rete di quelli che vengono definiti “pupari” ossia trafficanti senza scrupoli che, passato il confine svizzero o tedesco consegnano i poveri pelosi non agli adottanti venuti a prelevarli per offrire loro una nuova casa, ma ad organizzazioni senza scrupoli che a loro volta li forniscono a laboratori di vivisezione o peggio ancora a concerie che li trasformerebbero in pellicce! “Tutto ciò per un illecito di milioni di euro” si può leggere nell’articolo in questione che punta il dito contro una “massa di animalari (sic) senza scrupoli” che raccoglie cani vecchi e spesso malati dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla Puglia, li piazza in furgoni e li avvia clandestinamente verso nord dove sono attesi in laboratori per esperimenti chimici, di vivisezione o per il commercio delle pelli. “Un giro d’affari che supera abbondantemente i 30 milioni di euro l’anno e che riguarda 150 cani” accusa ancora l’articolo incriminato.

Smentita categorica dell’Ufficio veterinario federale

Le accuse ci sono sembrate così gravi che abbiamo cercato di saperne di più. Da noi contattato, l’Ufficio veterinario federale, per mezzo di una delle sue portavoce, Eva von Beek, ci ha risposto in questi termini: “è con sgomento che prendiamo conoscenza di questi articoli a proposito dell’esportazione, dall’Italia, di cani verso la Svizzera e la Germania. Bisogna essere in chiaro su due cose: dapprima vi è l’importazione di cani randagi proveniente da certi paesi, in particolar modo dai paesi dell’Est come la Romania e la Bulgaria ad esempio e forse anche dall’Italia tramite associazioni di protezione degli animali. In questo caso è esatto che questi animali sono importati verso la Svizzera e che a volte si tratta di un vero e proprio commercio, non sempre a lieto fine. Per questa ragione certi cantoni esigono autorizzazioni all’’importazione; in secondo luogo invece l’affermazione secondo cui questi cani sarebbero destinati a centri di ricerca ci stupisce non poco poiché i pochi centri di questo tipo ancora esistenti in Svizzera sono strettamente regolamentati da un punto di vista igienico e per quanto riguarda le origini dei cani dato che è importante che gli animali siano omogeni e esenti da ogni malattia allorché i cani randagi provenienti dall’Italia non rispondono in nessuno modo a questi criteri di qualità in quanto la loro tracciabilità non è garantita.”

Eva Von Beek smentisce categoricamente che dei cani abbandonati provenienti dall’estero possano essere trasformati in pellicce in Svizzera! “La nostra legge federale sulla protezione degli animali” ci spiega, “vieta l’importazione, il transito, l’esportazione e il commercio di pellicce secondo l’articolo 14, alinea 2. Va inoltre detto che anche se vi fosse un commercio illegale dubito che viste le condizioni di salute di questi poveri cani, le loro pelli possano rappresentare un qualsiasi interesse.”

E in tutto questo che ne è dellal reputazione della Svizzera all’estero? Abbiamo chiesto al Dipartimento federale degli esteri (DFAE) cosa pensa di queste diffamazioni e calunnie volte a screditare l’immagine della Svizzera a mezzo stampa? “La nostra ambasciata a Roma è al corrente di questi articoli, ma non ha ritenuto di dovere intervenire ufficialmente” ci ha risposto un addetto stampa del Dipartimento di Ignazio Cassis, sottolineando che la libertà di stampa è il principio proprio di ogni paese democratico.

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