Trump : benvenuto all’inferno

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La discesa agli inferi del presidente USA è continua. 14 punti di stacco, con Biden al 59% e Trump al minimo storico con 39% dei consensi. Ma la notizia importante è che questo sondaggio è stato effettuato a due giorni dal dibattito televisivo ma prima dell’annuncio che il presidente era malato di Covid.

Non bisogna essere dei fini osservatori politici o professori a Princetown per capire che la malattia del presidente è un ulteriore handicap nella corsa allo scranno quale comandante in capo della nazione americana. A un mese dalle elezioni presidenziali statunitensi lo stacco tra i due contendenti si fa sempre più ampio. E se è vero che la politica, soprattutto quella degli States, ci ha abituati a giravolte improvvise, è anche vero che in questi ultimi giorni, il disagio verso il presidente è diventato palpabile, e si traduce in un ulteriore aumento del gap percentuale.

La malattia presidenziale ha, dicevamo, sicuramente allargato il fossato, anche perché la comunicazione del presidente sembra impazzita con medici e collaboratori che dicono di tutto per poi contraddirsi. Se la linea presidenziale, in tono col personaggio, è ottimista e battagliera, spesso filtrano notizie molto meno confortanti sul suo stato di salute. Questo confonde ancora di più gli statunitensi, allontanandoli dal presidente. Il team di Trump, abbandonato a se stesso, ci mostra fughe in avanti di alcuni, ma soprattutto un caos in cui è difficile mantenere una linea coerente, con la verità da una parte e la “verità alternativa” a cui il tycoon ci ha abituati, dall’altra. Insomma, intorno a Trump comincia a trasparire il panico. La malattia del presidente, mette inoltre in difficoltà i senatori repubblicani ritenuti “deboli” che si trovano costretti a rispondere a domande sulla gestione del Covid. L’ostinazione negazionista di Trump ha prostrato i repubblicani, come dice Ed Rollins (consulente di diverse campagne repubblicane):

«C’era panico anche prima. Ma ora siamo diventati il partito stupido»

Ovvero il partito che non è stato e non è in grado di dare risposte serie e coerenti in merito alla crisi sanitaria. Ma è John Barro del New York Magazine, culla del new journalism, spregiudicato ed esuberante a scrivere forse quello che potrebbe essere un epitaffio per The Donald:

«In alcuni casi, il fatto che il presidente fosse un idiota ha mitigato il suo essere una persona molto immorale. In questo caso, è stata un’aggravante».

Il Covid di Trump è a tutti gli effetti un problema serio. C’è chi pensa a un complotto, ma il danno che ha Trump da questa situazione è pesante. A prescindere da una pronta guarigione o meno, resta ben impresso nella testa della gente il fatto che lo stesso leader che minimizzava la pandemia ne è rimasto contagiato e che un’eventuale guarigione rapida non sarebbe un merito della salute presidenziale ma eventualmente un mix di cure esclusive, negate a gran parte della popolazione.

La campagna continua, ma in assenza del presidente, vede un coinvolgimento maggiore della sacra famiglia, con la figlia maggiore Ivanka e il genero Jared Kushner a fare la parte del leone. Al vice presidente Mike Pence toccherà tappare le falle presidenziali, anche se era già comunque previsto un dibattito a breve (mercoledì) con la sfidante Kamala Harris.

A Joe Biden a questo punto, non sembra vero tutto quello che sta succedendo, al punto che quasi potrebbe comodamente sedersi su una sedia a dondolo fumando un sigaro e bevendo birra attendendo che il suo avversario, colpito dalla sfortuna e da un’idiozia congenita, si faccia fuori da solo.

Quella che sembrava essere una delle più rischiose elezioni della storia americana, sembra diventare un viaggio in carrozza per i democratici e una Waterloo repubblicana.

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