Trump, giù la mascherina

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Mentre anche in Ticino, proprio come in un‘altra decina di cantoni della Confederazione, si è deciso per l’obbligo delle mascherine nei negozi, misura accompagnata da altre restrizioni e accorgimenti decisi per contenere l’inaspettata impennata del numero dei contagi, ancora fa discutere il gesto di Donald Trump che, appena uscito dall’ospedale in cui era stato ricoverato dopo essersi ammalato di Covid, ha pensato bene di liberarsi, di strapparsi dalla faccia l’odiata mascherina.

Pensando a quale sarà l’esito delle prossime elezioni presidenziali americane nessuno sa davvero quanto e come la malattia di Donald Trump, e il suo essere entrato nell’esclusivo club dei leader politici che possono vantarsi di essere risultati positivi al tampone, influenzerà l’imminente voto. Dopo Boris Johnson, Jair Bolsonaro e Berlusconi il coronavirus se lo è preso pure lui, e come i suoi sodali ne ha fatto subito uno strumento di propaganda.

Essere stato contagiato dal Covid è stata una benedizione di Dio”, ha detto Donald dopo che già se n’era uscito con un “mi sento meglio pure di vent’anni fa”. Trump è diventato di colpo una sorta di supereroe che ha sconfitto perfino questo stramaledetto virus cinese anche perché il dover ammettere di averlo sottovalutato minimizzandone pubblicamente la pericolosità o di non aver preso le necessarie precauzioni per evitare il contagio vorrebbe dire fare la figura del fesso.

Quindi, non a caso, il filmato del suo ritorno alla Casa Bianca in elicottero è stato montato su di una musica da film epico, con tanto di saluto militare e poi la mascherina che se ne va immediatamente via dalla faccia. Il tutto quasi come se Pel di Carota fosse un reduce di guerra di ritorno in patria dopo aver conquistato sul campo una medaglia al valore. “Non lasciatevi dominare – ha rassicurato il presidente – non ne siate spaventati, non fatevi rubare le vostre vite. Lo batterete, abbiamo le migliori attrezzature e i migliori farmaci, tutti sviluppati di recente.

In realtà Trump, anche sul Coronavirus, ha fatto solo ciò che gli riesce da tempo benissimo. Lo sbruffone. Pensando al virus, lo ha fatto così come solo lui è capace di farlo e se l’è preso. “I leader si prendono rischi, per questo mi sono contagiato”, ha avuto l’ardire di affermare davanti alle telecamere. E che questo sia il suo pensiero, che Donald sia convinto del fatto che sia davvero andata così, non mi stupisce mica. È nella natura di un qualsiasi narcisista del suo calibro quello di piegare la realtà al suo volere e a suo piacimento. Lo ha fatto negando il surriscaldamento climatico e lo sta facendo ora con i reali effetti della pandemia e la pericolosità del virus. E sono soltanto due delle ben più numerose cazzate di Donald che pagheremo anche noi a caro prezzo.

La baracconata del presidente più forte del virus è solo l’ultima trovata di un settantaquattrenne che da otto mesi continua a non gestire la pandemia tanto che solo negli Stati Uniti il Coronavirus ha fatto oltre duecentodiecimila morti. Un presidente che ha continuato a fare il bullo di quartiere come se nulla fosse, prendendo per il sedere Biden e il fatto che in campagna elettorale girasse sempre con la mascherina. Un presidente che ha continuato a dire: non esagerate con le precauzioni e non uccidete l’economia. Come se facendo finta che il virus non esistesse o non fosse così pericoloso, le cose si sarebbe risolte da sole. Un atteggiamento tollerabile in un bambino impaurito o un po’ imbranato, ma francamente inaccettabile se solo pensiamo che a cosa potrebbero essere altri quattro anni di “tremendous job” alla Trump.

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