USA Civil War II/14

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Siamo arrivati all’ultima puntata della saga fantapolitica sulle elezioni USA. Vedremo ora cosa succederà. Su un paio di cose ci si è azzeccato. Speriamo che il futuro sia un po’ più roseo di questa storia romanzata.

Lunedì 18 gennaio

Sopra i cieli del West Virginia, un missile terra-aria abbatte un Cessna Citation Longitude proveniente da Boston con a bordo 8 passeggeri e i due piloti. Quando la notizia giunge al generale Milley a Boston dove si è stazionato, egli sprofonda nello sconforto, ha capito di essere stato tradito. Sull’aereo viaggiava colui che avrebbe dovuto riunire la nazione, ossia Joe Biden, assieme alla moglie Jill e alcuni collaboratori. Avrebbero dovuto raggiungere Sacramento in California dove già si trova Kamala Harris, per essere proclamato presidente degli Stati Uniti. Infatti, tenendo conto del risultato del voto in quegli Stati che sono stati conteggiati, è ormai presumibile oltre ogni dubbio, che Joe Biden avrebbe infine vinto anche negli Stati dove il voto è invece stato annullato dai disordini. La sua ascesa alla massima carica dello Stato americano era più che legittima, ma la maledizione di Tippecanoe, che dal 1840 fa morire i presidenti eletti negli anni con uno zero finale, dopo una lunga pausa dopo l’assassinio di JFK (va detto che sia Reagan, sia Bush hanno subito attentati alla loro vita), si è rinnovata col povero Biden.

Il generale Mark Milley ora sa cosa fare, capisce che il Paese è ormai precipitato, come quell’aereo, in una voragine molto profonda dalla quale non c’è più via d’uscita. Egli non perde un attimo, ordina l’arresto di tutti coloro che erano a conoscenza del volo per poi interrogarli, e infine ordina la messa in allerta di tutte le forze armate sotto il suo comando. Contatta il comandante dei Marines generale Berger nominandolo suo vice e gli ordina di assicurare il controllo di Washington assieme alle unità di appoggio che gli verranno messe a disposizione. Nel frattempo, le truppe stazionate nello Stato di New York, nel New England e lungo la costa dal Maine fino alla Carolina del Nord, compresa la città di Philadelphia, si impossessano di tutti i centri di importanza strategica seguendo un piano già preparato in precedenza e d’accordo con le autorità politiche degli Stati e città, affinché continuino a gestire l’amministrazione ordinaria. Ogni resistenza da parte delle milizie pro-Trump e truppe a lui fedeli, viene immediatamente soffocata con la forza.

David Berger, finalmente rassicurato da un piano preciso, implementa gli ordini e, dopo una breve battaglia con le truppe comandate dal brigadiere Tata e soprattutto con i miliziani suprematisti bianchi che lottano senza arrendersi, preferendo una fanatica immolazione in nome del grande leader Donald Trump, assicura il completo controllo di Washington. Nel bunker della Casa Bianca viene stanato un impaurito Anthony Tata, al quale si prospetta un ritorno alla carriera di scrittore di thriller di fantapolitica militare entro le mura di una cella, ospite del governo.

Martedì 19 gennaio

La notizia dell’assassinio di Joe Biden fa il giro del mondo. Vladimir Putin guarda con trionfo allo smembramento degli Stati Uniti d’America: missione compiuta, il suo meticoloso e paziente lavoro gli ha finalmente regalato quella vendetta alla quale ha sempre aspirato dal giorno della fine dell’Unione Sovietica. Dalla Cina, Xi Jinping capisce che può finalmente ambire all’egemonia economica del mondo, mentre l’Europa, soprattutto quella dell’Est, trema sentendosi alla mercé della Russia. Il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg convoca urgentemente, presso la sede della NATO a Bruxelles, il Consiglio del Nord Atlantico per discutere la partecipazione americana all’alleanza. Verrà immediatamente deciso di non riconoscere qualsiasi governo americano fino a che non si sarà chiarita la situazione.

Alla vigilia del giorno dell’inaugurazione presidenziale, viene deciso che Trump debba anticipare i tempi per dichiarare la nascita della nuova Confederazione degli Stati Americani comprendente gli Stati di West Virginia, Kentucky, Tennessee, Mississippi, Alabama, Georgia, Carolina del Sud e Florida con Montgomery Alabama, quale capitale. Donald J. Trump giura quale suo primo presidente dal capezzale dove giace morente, vittima del Covid-19 che lui stesso ha gestito così malamente. A Trump Sr. giungeranno comunque le congratulazioni da Vladimir Putin, Kim Jong-un, Benjamin Netanyahu, Recep Erdogan, Jair Bolsonaro, Narendra Modi, Mohamed Bin Salman e dagli emiri di Bahrein e UAE, con il messaggio di condoglianze già pronto nel cassetto.

Il figlio Donald Trump Jr. assume immediatamente le redini in qualità di vice-presidente e nomina il generale James McConville a capo delle forze armate. Il suo primo passo è quello di formare uno stato maggiore con i suoi ufficiali più fedeli. Cerca di contattare i vari comandi all’estero, ma nessun comandante si fa trovare. Dopo qualche giorno si saprà che il gen. Milley li aveva già contattati in precedenza e a parte il comando di istanza nel Pacifico e Oceano Indiano, avevano tutti assicurato di restare fedeli alla Costituzione e sotto il suo comando. McConville comunque non si perde d’animo, accertandosi di avere il controllo delle truppe e soprattutto delle nuove frontiere della neonata nazione.

Mercoledì 20 gennaio

Il fatidico giorno dell’inaugurazione del presidente è arrivato e, come previsto, Mike Pence presta giuramento quale 46° Presidente, nelle mani del Presidente della Corte suprema John Roberts di fronte al palazzo del congresso di Indianapolis che al momento funge da capitale provvisoria degli Stati Uniti d’America. Gli Stati controllati da Pence sono però solo 24, meno della metà dei 50 Stati ufficiali, ma comunque la maggior parte del territorio che fu degli Stati Uniti pre-elettoriale. Philadelphia nello Stato della Pennsylvania è però controllata dalle truppe del generale Milley, il quale rifiuta l’invito di Pence di raggiungerlo a Indianapolis. Gli Stati dell’Unione Europea mandano un messaggio per congratularsi con Mike Pence e lo stesso fanno il Regno Unito, Australia e Giappone. Molti però si astengono, come Svizzera e Norvegia, assieme a tutti gli Stati africani, in attesa degli avvenimenti. Infatti, dopo poche ore la vice-presidente eletta secondo i dati non ufficiali, Kamala Harris, viene anch’essa inaugurata quale 46° presidente degli Stati Uniti d’America a Sacramento nelle mani di Stephen Bryer, membro della Corte suprema. L’ambiguità è ulteriormente accresciuta del fatto che anche la Harris riceverà messaggi di augurio dall’Europa alla quale si aggiungono quelli di Hawaii, Alaska, Messico, Nuova Zelanda e di quasi tutti gli Stati dell’Africa e Sud America ad eccezione del Brasile. La più importante però è quella che giunge dal Segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres che di fatto riconosce agli USA della Harris il seggio presso il Consiglio di sicurezza dell’ONU. Guterres però annuncia anche di volere provvisoriamente trasferire la sede dell’ONU a Ginevra in Svizzera, trasferimento che però col tempo diventerà permanente. Gli USA della Harris comprendono gli Stati di Washington, Oregon, Nevada e California, tagliando agli USA di Pence ogni accesso al Pacifico.

Il 20 gennaio del 2021 segna anche l’inizio della Seconda Guerra Civile americana, la cui prima vittima sarà, per sorte dell’ironia anche colui che l’ha causata, l’ultimo presidente degli USA Donald J. Trump, vittima numero 300’000 del Covid-19 su suolo americano, cogliendo il frutto che lui stesso ha contribuito a seminare.

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