A che ora è la fine del mondo?

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Pensare che ci possa essere un interruttore, simile a quello della luce, con il quale sia possibile accendere o spegnere qualsiasi cosa è molto pericoloso. Lo è, per esempio, se pensiamo a un rimedio efficace che ponga un freno al graduale e costante surriscaldamento del nostro Pianeta. In questo caso, spegnere a uno schiocco di dita globale, le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’uomo, non arresterebbe un bel niente. Perché invece che ad un interruttore, per capire davvero a cosa stiamo andando incontro, alla catastrofe che abbiamo già innescato, dobbiamo piuttosto pensare a un treno che viaggia a una velocità folle.

Nel momento in cui il capotreno si dovesse accorgere di un ostacolo sui binari, per fermare il convoglio non sarà sufficiente azionare il freno d’emergenza. Si dovrà attendere che il treno deceleri, con i suoi tempi, impedendo che deragli. La stessa cosa vale per l’aumento della temperatura terrestre, così come abbiamo potuto accade con le misure fin qui adottate per contenere il diffondersi del virus. Gli effetti delle misure di contenimento applicate oggi non potranno che vedersi fra settimane. E proprio quest’ultimo aspetto traslato nell’ambito del clima ci porta a immaginare che pur azzerando le cause che stanno portando ad un surriscaldamento climatico, il risultato sarà apprezzabile sull’arco di anni e anni.

A conferma del fatto che probabilmente è già troppo tardi per rimediare e che l’abbattimento dei gas serra potrebbe non bastare a disinnescare il processo ormai avviato c’è uno rapporto della Norvegian Business School, pubblicato su Scientific Report. Nel documento si legge che l’Artico continuerebbe a sciogliersi comunque e che solo la cattura del carbonio su larga scala potrebbe ormai risultare efficace a fermare il riscaldamento globale. In altre parole, abbiamo superato il punto di non ritorno e se anche nei prossimi anni facessimo davvero i compiti che ci siamo dati, il tremo andrebbe a fermarsi ben oltre l’ostacolo da evitare posto sui binari.

Il professor Jorgen Randers che ha realizzato una simulazione dell’evoluzione a livello globale del clima tra il 1850 e il 2500 ha rilevato come il surriscaldamento globale continuerà per altre centinaia di anni, anche se oggi avessimo un interruttore con cui spegnere tutto. Se riuscissimo ad azzerare i gas serra entro il 2100, la temperatura globale comunque aumenterà di 3°C nel 2500 provocando l’innalzamento del livello dei mari di almeno tre metri. Stando a questo studio avremmo dovuto azzerare le emissioni di gas serra già negli anni Sessanta o Settanta del Novecento.

Per contrastare l’aumento della temperatura a lungo termine – ha affermato Jorgen Randers – potremmo dover catturare e immagazzinare fino a 33 gigatonnellate di CO2 dall’atmosfera ogni anno. Ciò significa ripristinare vaste quantità di foreste e terreni, sviluppare e costruire impianti di cattura e stoccaggio del carbonio e rendere la superficie terrestre più luminosa per evitare che la Terra trattenga il calore”.

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