Basta comprare libri da Amazon

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Sebbene un lockdown come quello della scorsa primavera sia un cazzotto sferrato allo stomaco dell’economia, c’è chi in questi mesi di alti e bassi si è fatto – come avrebbe detto il buon Camilleri se fosse stato ancora tra noi – i cabasisi d’oro. L’uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos, il patron di Amazon ha sfondato il record dei 200 miliardi di dollari di patrimonio personale. Una follia divenuta realtà anche grazie l’aiutino del Covid, visto che con la chiusura dei negozi è esploso il commercio online.

Tra coloro che però a questo gioco non ci stanno e forse hanno capito che un freno, a tutto questo, va messo. è la sindaca di Parigi. Anne Hidalgo, prima cittadina della Ville Lumière, che senza peli sulla lingua ha espresso chiaro e tondo il suo pensiero. Perché la diplomazia talvolta va lasciata da parte e quel che serve è dire davvero le cose per quello che sono: “Lo dico davvero ai parigini: non comprate su Amazon. Amazon è la morte delle nostre librerie e della nostra vita di quartiere”, ha detto la sindaca a Le Journal du Dimanche.

Del resto è quello che da tempo in molti vanno dicendo. Ve lo ricordate Beppe Grillo che, ormai è già passato qualche anno, ci faceva la paternale affermando che si può votare con il carrello della spesa? È esattamente quella roba lì. Se in una società in cui, anche in politica, è l’economia a dettare le regole così come ci dimostra quel che stiamo vivendo in questi mesi di misure prese per arginare la pandemia, ma senza pestare troppo i piedi al PIL, votare per Tizio o per Caio, per Biden o Trump, fa davvero poca differenza. 

La vera svolta è decidere cosa e come fare la spesa. Cosa infilare nel carrello e cosa no. Di più, se scegliere di comprare da un colosso del commercio online come Amazon oppure no. Boicottare Amazon, farlo davvero e comprare i libri nella libreria della nostra città significa permetterle di sopravvivere. Ecco perché Anne Hidalgo è tra i firmatari di una petizione che, tra l’altro, chiede al governo francese di concedere una deroga al lockdown per le librerie, perché “svolgono un ruolo che nessun altro può svolgere nell’anima del nostro tessuto sociale e della nostra vita locale – si legge nella petizione – nella trasmissione della cultura e del sapere e nel sostenere la creazione letteraria. Sono anche uno dei baluardi più efficaci contro l’ignoranza e l’intolleranza”.

Chiudere per troppo tempo le librerie, così come in generale spegnere i luoghi di cultura significa una cosa sola: alimentare la nebbia, il buio intellettuale, facendo sì che il pensiero stagni e marcisca. Intolleranza, odio, paura e rabbia per tutto ciò che è diverso da noi si possono lenire o curare solo alimentando la fiamme della conoscenza che passa, oggi più che mai, attraverso i libri e la buona informazione. Attraverso il pluralismo e una ricchezza delle fonti a cui abbeverarsi. Marguerite Yourcenar scriveva: “Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici”, la stessa cosa vale oggi per le librerie.

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