Bimbi usati: faccia tosta di Glencore

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A pochi giorni dalla votazione sull’Iniziativa per delle multinazionali responsabili, il gigante minerario svizzero Glencore ha tentato di screditare gli inizianti chiedendo l’apertura di una procedura giudiziaria contro di loro. Ha chiesto che sia messo un termine alle critiche mosse contro lo sfruttamento minorile in una delle sue miniere di carbone in Bolivia. Sfruttamento minorile denunciato dall’associazione “Public Eye.”

Un niet dal Tribunale di Zugo 

In un comunicato stampa pubblicato ieri, giovedì 26 novembre, l’Iniziativa per delle multinazionali responsabili ha annunciato che la domanda di misure super cautelari, inoltrata il 23 novembre da Glencore, è però stata respinta dal Tribunale superiore del cantone di Zugo.

“Invece di combattere il lavoro dei bambini come è stato documentato da Public Eye” dichiarano gli autori dell’Iniziativa, “Glencore cerca di impedire che le condizioni disumane nelle quali lavorano questi minorenni nella sua miniera boliviana vengano alla luce. Il Tribunale di Zugo ha però respinto la richiesta della multinazionale svizzera.” 

Condizioni di lavoro terribili

Glencore, la multinazionale svizzera che ha sede a Zugo ed è stata messa sotto inchiesta nello scorso giugno dal Ministero pubblico della Confederazione per casi di corruzione in Congo, fa quindi nuovamente parlare di sé questa volta per una miniera di Porco in Bolivia, sfruttata da una sua filiale. Stando alla ricerca fatta sul terreno dall’associazione umanitaria “Public Eye”, in quella miniera, quando l’estrazione non è più redditizia per Glencore, le subentrano delle cooperative locali che a loro volta estraggono ferro, zinco ed argento in condizioni terribili. Gli incidenti sono frequenti, a volte mortali e tanti minatori sono ragazzi minorenni, i più piccoli avendo soltanto undici anni. Perfettamente al corrente di tali pratiche lavorative svolte senza nessun tipo di protezione, la multinazionale svizzera, stando al rapporto di “Public Eye”, ricompra gran parte di quei minerali alle cooperative boliviane!

Glencore ha preso posizione ufficialmente cercando di distanziarsi da queste pesanti accuse, in pagine intere pubblicate nella stampa svizzera dove affermava di non avere alcun’influenza sul modo di lavorare delle cooperative locali nella miniera incriminata né tantomeno di controllare l’identità e l’età dei minatori che vi scendono quotidianamente. “La multinazionale ha invece rifiutato di partecipare a dibattiti televisivi, come a quello molto noto di “Arena” sul primo canale della televisione della Svizzera tedesca dove avrebbe potuto fare valere democraticamente il suo punto di vista,” sottolinea l’Iniziativa per delle multinazionali responsabili.

Non solo la Bolivia

Il caso boliviano non è un unicum per Glencore: in Colombia, la gigantesca miniera di Cerrejòn ha sconvolto l’ecosistema di un’intera regione, portando desolazione e miseria tra la popolazione che ha dovuto rinunciare a coltivare la terra ormai diventata impraticabile per via delle polveri che si sprigionano dagli scavi. Stessi scenari in Perù, Congo e Zambia dove corruzione e violenza se la contendono con sfruttamento minorile, inquinamento dell’aria e malattie della pelle e degli occhi. 

Il Tribunale superiore di Zugo, dicendo di no alla domanda di misure super cautelari, per ora ha fatto tacere Glencore a pochi giorni da una votazione tanto attesa quanto controversa. Ora l’ultima parola spetta però alle urne.

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