I lockdown dei nostri vecchi

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Quello di domenica è stato l’ultimo avvertimento. Raffaele de Rosa lo ha detto chiaramente: se non ci prenderemo la responsabilità delle nostre azioni a breve saremo costretti a un nuovo lockdown.

Perché questa seconda ondata perniciosa del covid sarà più lunga e fetente della prima. Certo viene la depressione, chiaro. Ridurre a 5 persone gli assembramenti, per molti di noi vuol dire non ritrovarsi a Natale o il primo dell’anno. E anche se ci ostiniamo a dirci che sono giorni come gli altri, che in fondo siamo noi a dare valore alle date, rimane l’amarezza della lontananza. Perché anche se non ci crediamo, se facciamo i gradassi e gli spavaldi, gli atei impenitenti, l’anima di una festa che celebra la famiglia difficilmente ci è indifferente.

Rubo a Monica Rusconi, curatrice del museo della civiltà contadina di Stabio, un post che illustra sensazioni comuni a noi tutti:

Comunque, personalmente, preferirei che il Governo chiudesse tutte le attività (tutte!) per 21 giorni piuttosto che convivere con queste mezze misure due volte a settimana. 

Misure che nessuno capisce, perché stracolme di contraddizioni. 

Misure che ti tengono incollato allo schermo con crescente stanchezza e ti sembra che si ricorra a troppe parole per comunicare pochi contenuti.

Misure che ti invitano a preparare scarponi e ramponi.

Misure che annunciano che la responsabilità individuale è tutto. 

Misure che sono mezze misure delle mezze misure.

Misure che ricordano Esopo e la fiaba che tutti conosciamo.

E allora? Buona domanda, cercare il bello nelle brutte situazioni è mestiere da monaci buddisti. E per restare in tema di museo contadino, il pensiero corre ai nostri vecchi, quelli che dovevano convivere con malattie, fame, guerre e in fondo mi dico che noi siamo dei privilegiati e che proprio nella loro abnegazione e sopportazione dobbiamo trovare la nostra forza.

Perché gli antenati sono lì che ci guardano sempre, sono nelle nostre menti, scorrono nei nostri geni e un po’ sorridono e ci mormorano: Dai, riuscirete a superare anche questa, lo farete per forza, lo farete con lo spirito che vi abbiamo regalato noi, quello che ci faceva spingere l’aratro con rabbia quando sentivamo la fatica, quello che ha seppellito i figli prima dei genitori, quello che ci teneva in piedi quando in tavola c’era una scodella vuota.

Sorridono e pensano…ma si che ce la farete.

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