Il risveglio di Sleepy Joe

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E dunque, nonostante Donald Trump gli desse dell’addormentato, Joe Biden si è dimostrato più sveglio del previsto. Lo stillicidio al cardiopalma degli ultimi giorni concede finalmente una vittoria al candidato democratico.

Un candidato, e questo bisogna ammetterlo, che si è dimostrato decisamente più presidenziale dello scomposto rivale, che sembrava un bambino capriccioso a cui avevano sottratto il giocattolo. È stata per ora la Pennsylvania a decretare col voto postale, ribaltando la previsione, a dare la vittoria a Biden. Il voto popolare è comunque netto: a preferire il poco carismatico candidato democratico sono stati quasi 74 milioni di statunitensi sui 70 di Trump.

Il calvario di queste elezioni lo conosciamo tutti, come per Sanremo, anche chi non si interessa finisce inevitabilmente per essere coinvolto dal circo mediatico e, oggettivamente, le elezioni USA da decenni influenzano, nel bene e nel male, anche le politiche europee. Basti pensare all’avanzata di autoritarismi e sovranismi cresciuti esponenzialmente proprio sotto la presidenza Trump.

Trump pesta i piedi, sbraita, fulmina con lo sguardo chiunque sia in disaccordo con lui. Grida ai brogli e alla truffa, senza però una sola prova a suffragio delle sue tesi. Eppure nonostante le paure di molti, sono i mercati borsistici a rassicurarci di più. Nella patria del liberismo, la cattedrale del culto è la Borsa, che ha, per assurdo, il polso del Paese più della politica o della società. I mercati sono tranquilli, e dunque per nulla spaventati dalle minacce di cause e ricorso dai giudici di Trump, che sembrano più il canto finale di un’anatra ferita che una reale minaccia. In primis, a decidere sulle questioni legali legate al voto sono gli Stati e se anche si andasse alla Corte suprema, i giudici di destra tendono per tradizione a rispettare l’autonomia degli Stati stessi, che in un sistema esasperatamente federalista come quello USA, sono sacri.

Un altro fattore ridicolo è che Trump si è complimentato con le vittorie dei candidati repubblicani al Senato e alla Camera, che sono peraltro andati bene, dunque sottintende che il voto dei suoi candidati è ovviamente valido e onesto. Però sono le stesse schede su cui si poteva votare anche il presidente, che secondo lui sarebbero invece frutto di brogli, un controsenso demenziale.

Anche una presunta opposizione dura di Trumpsi scontra con una narrazione da perdente, non è per nulla automatico che i repubblicani si stringano di nuovo intorno a lui in caso di opposizione dura, anzi, forse la caduta di Trump è l’occasione buona per far sì che il partito si scrolli di dosso uno scomodo fardello. Per fare un paragone, bisognerebbe ricordare la signorilità di Al Gore, che nel 2000 perse per poche centinaia di voti in Florida contro George Bush, essendo inoltre la Florida, Stato governato dal fratello Jeb Bush. Gore ammise la sconfitta dopo il riconteggio dei voti, che assottigliarono ulteriormente il gap.

Comunque, i dubbiosi sulla candidatura di Biden, dovrebbero essere confortati da uno dei suoi ultimi tweet, che parla dell’accordo di Parigi sul clima e del suo primo atto da presidente: 

“Oggi Trump ha abbandonato ufficialmente l’accordo. Fra 77 giorni ci rientreremo”.

Un cambiamento di marcia epocale che ci riguarda tutti e ci fa tirare un sospiro di sollievo.

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