Io penso alle donne

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Alle due di notte ora italiana è toccato a lei, Kamala Harris, prima vicepresidente donna, nera e di origine indiane della storia degli Stati Uniti d’America, con indosso un lungo tailleur bianco, il colore delle suffragette. E su quel palco ha parlato di democrazia, di diritti, di tolleranza. Ha parlato della sua storia di figlia di immigrati. Delle bambine di oggi e delle donne di domani.

“Quando mia madre è arrivata qui a 19 anni dall’India non immaginava questo momento, ma credeva in un’America dove questi momenti sono possibili” ha detto nel passaggio più intenso del suo discorso. “Penso alle donne, alle donne nere, asiatiche, bianche, ispaniche, nativo americane, che nel corso della storia di questo paese hanno aperto la strada per questo momento, si sono sacrificate per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti noi; penso alle donne nere che troppo spesso non sono considerate, ma sono la spina dorsale della nostra democrazia. Penso a tutte le donne che hanno lavorato per garantire il diritto di voto e che ora nel 2020 con una nuova generazione hanno votato e continuano a lottare per farsi ascoltare. Stasera voglio riflettere sulle loro battaglie, la loro determinazione, la loro capacità di vedere cioè che sarà a prescindere da quello che è stato. E questa è una testimonianza della personalità di Joe, che ha avuto il coraggio di buttare giù uno dei muri che continuavano a resistere nel nostro paese scegliendo una donna come vicepresidente.Anche se sono la prima a ricoprire questa carica, non sarò l’ultima. Ogni bambina, ragazza che stasera ci guarda vede che questo è un paese pieno di possibilità. Il nostro paese vi manda un messaggio: sognate con grande ambizione, guidate con cognizione, guardatevi in un modo in cui gli altri potrebbero non vedervi. Noi saremo lì con voi.”

Erano quattro anni che aspettavamo di ascoltare queste parole e quasi due secoli e mezzo che a pronunciarle, da un palco così, in una notte del genere, fosse una donna.Buon lavoro, Vicepresidente Harris.

Lorenzo Tosa

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