Iran: Nasrin Sotoudeh è stata liberata!

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Lo ha annunciato oggi Amnesty International che si sta impegnando per la liberazione dell’avvocatessa iraniana incarcerata dal 13 giugno 2018 e la cui vita, dopo un lungo sciopero della fame, era in pericolo. Ne abbiamo riferito il 15 ottobre scorso, lanciando un appello per la sua liberazione. Ora Nasrin sarebbe in regime di “libertà temporanea” e potrebbe ricongiungersi con il marito e i figli.

Nasrin Sotoudey ha così potuto lasciare la prigione di Shahr-e Rey nella periferia di Teheran lo scorso 7 novembre, annuncia oggi l’organizzazione umanitaria riportando informazioni rilasciate dal marito e dagli avvocati dell’avvocatessa iraniana che da anni si batte per la difesa dei diritti dell’uomo e in particolar modo del diritto delle donne a non coprirsi dalla testa ai piedi nel paese degli ayatollah.

Un caso che ha fatto il giro del mondo

Ricordiamo che la salute di Nasrin era in pericolo dopo un lungo sciopero della fame intrapreso lo scorso 10 agosto per protestare contro la continua violazione dei diritti umani commessa nelle carceri iraniane. In seguito ad un rapido deterioramento del suo stato di salute, l’avvocatessa era stata ospedalizzata per complicazioni cardiache prima di essere riportata in carcere. Da qui la denuncia internazionale lanciata da Amnesty International che pare abbia convinto il governo iraniano a cambiare atteggiamento.

Va detto che grazie all’appello di Amnesty International, il caso di Nasrin Sotoudey aveva fatto il giro del mondo e si erano moltiplicati gli appelli a favore della sua scarcerazione. Il modo in cui questa giovane avvocata venne poi trattata quando fu trasferita dalla prigione al reparto di cure intensive non passò inosservato neppure in Iran: dopo gli esami medici che confermarono la necessità di un intervento cardiaco, Nasrin fu però ricondotta in carcere e ciò malgrado uno stato generale debilitato da due anni di carcere e da 50 giorni di sciopero della fame.

Durante tutta la sua carriera Nasrin Sotoudeh si è impegnata a favore dei diritti umani, lottando in particolar modo contro la pena di morte applicata con grande facilità nel paese di Khomeini, compreso alle donne e ai minorenni. Come avvocatessa ha anche spesso difeso davanti a tribunali delle donne che si rifiutavano di indossare l’hijab, il velo, obbligatorio in Iran.

Fino a 38 anni di carcere

Nel settembre del 2016, l’avvocatessa era stata condannata a cinque anni di carcere nell’ambito di un processo attualmente pendente in seconda istanza. Arrestata a casa sua il 13 giugno 2018, deve rispondere di “incitamento alla corruzione e alla prostituzione”, mi “comparizione in pubblico senza avere indossato l’hijab” e infine di “turbamento della quiete pubblica”. Se ambedue le sentenze dovessero essere confermate, Nasrin dovrebbe scontare fino a 38 anni di carcere, la condanna più severa mai inflitta in Iran in questi ultimi anni ad una militante per i diritti umani.

Nel suo comunicato odierno Amnesty International precisa che non sa quanto tempo durerà “questo congedo penitenziario.” Intanto rilancia un appello per la liberazione incondizionata di Nasrin et di tutti gli altri prigionieri politici.

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