La rivincita di Greta

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Greta Thunberg sarà anche solo una ragazzina, ma non c’è dubbio che sappia il fatto suo e lo ha dimostrato una volta di più nei giorni scorsi trollando Donald Trump, rispondendo all’ormai (quasi) ex presidente degli Stati Uniti con le sue stesse identiche parole. Lo ha fatto rispedendo al mittente quelle parole cariche di disprezzo e sarcasmo usate da pel di carota nei suoi confronti un anno fa. Lo fa perché la vendetta come si sa è un piatto che va servito freddo, ma anche perché tra le buone pratiche messe in campo da Greta c’è quella del riciclo, perfino di un tweet.

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Circa un anno fa, l’allora presidente degli Stati Uniti, derideva Greta Thunberg sui social, lo faceva dopo la vittoria del premio assegnatole dalla prestigiosa rivista Time che incoronava la giovane attivista svedese “Person of the Year”. Nel tweet di risposta pubblicato mentre Donald era impegnato a fare la voce grossa su ipotetici brogli elettorali ancora tutti da dimostrare, Greta Thunberg gli ha suggerito di “lavorare sul suo problema di gestione della rabbia” e di “andare a vedersi al cinema un classico con un amico”.

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“Così ridicolo – ha twittato la leader del movimento Fridays for Future – Donald deve lavorare sul suo problema di gestione della rabbia, poi andare a vedersi un bel film vecchio stile con un amico! Chill Donald, Chill!”. Rilassati Donald, rilassati. Parola per parola ciò che le aveva scritto lui. Evidentemente, all’epoca, Donald non aveva gradito il fatto che fosse stata Greta e non lui a conquistare la copertina di Time, la rivista che dal 1972, ogni dicembre, indica chi sia la persona che più di tutte ha segnato l’anno ormai al termine.

Per aver suonato l’allarme sulla relazione predatrice dell’umanità con l’unica casa che abbiamo” e “per aver mostrato cosa succede quando una nuova generazione prende la guida” erano due tra le motivazioni che l’hanno fatta diventare la più giovane ad aver ottenuto questo ambito riconoscimento. “La speranza, per i cambiamenti climatici, viene dalla società e dalle persone”, aveva ribattuto lei qualche giorno dopo alla conferenza sul clima tenutasi a Madrid.

Oggi sappiamo che Greta aveva perfettamente ragione, soprattutto pensando all’esito del voto americano e alla batosta elettorale inflitta a colui che dal primo giorno della sua presidenza ha continuato imperterrito a negare che il clima fosse un problema e lo ha fatto per quattro anni. La vittoria di Joe Biden è anche e soprattutto la vittoria di Greta Thunberg. Del più vecchio presidente degli Stati Uniti e della più giovane persona dell’anno che ci auguriamo, si rimboccheranno insieme le maniche e cercheranno una soluzione al problema invece d’ignorarlo.

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