La vita come viene

Di

Un grazioso racconto di Daniele dell’Agnola, docente, ispirato a un fatto realmente accaduto con sullo sfondo il distanziamento scolastico da coronavirus.

l professor Benevolo Delli Santi vorrebbe accompagnare gli allievi di terza media alla biblioteca scolastica, dove riceveranno in prestito un romanzo, scelto da un interminabile e noioso elenco di titoli stampato dall’insegnante su una vecchia scheda. Il Delli Santi ha detto ai ragazzi di scegliere il libro guardando le copertine. Nico, appassionato di gialli, vorrebbe leggere l’unico inserito nella lista, Il giudice e il suo boia, che però è disponibile in una vecchia edizione, consunta e graficamente poco accattivante. Non lo sa e ha grandi aspettative rispetto alla copertina. 

Mina e Dina hanno scelto La vita come viene di Bondoux perché hanno sentito dire dalle compagne di quarta media che le due protagoniste incontrano ragazzi olandesi, belli, alti, biondi. E poi c’è il parto. Cioè, la ragazzina partorisce. Il libro non è nell’elenco distribuito dall’insegnante, ma le due allieve sperano che il prof non se ne accorga. Ora Benevolo Delli Santi sta organizzando la laboriosa trasferta alla biblioteca: gli allievi indossano la mascherina, sono agitati, si mettono in fila, distanti uno dall’altro almeno due metri, ma il locale è piccolo. 

Gilberto, appoggiato alla finestra, grida: “Prof., va bene le distanze, ma non posso mica gettarmi di sotto.”

 “Vanno bene. Le distanze… vanno bene: soggetto e predicato si accordano, Gilberto!”

 Intanto, però, il Delli Santi si rende conto che deve aprire la porta dell’aula per disporre la coda in modo conforme alle regole. Improvvisamente si sente grattare. “Chi gratta?” “Io no.” “È la porta.” Gli allievi sono in allerta. “Oh, no!” dice Norbert. La maniglia s’abbassa e spunta il musetto di un cane che scatta zigzagando tra i banchi, balza sui tavoli, zampe nelle grammatiche, e alla fine rotola scomposto tra le braccia di Norbert. Accade tutti i giorni, da qualche settimana, verso le nove e mezza del mattino. Flufli arriva nell’aula centodue. Flufli è il cane di Norbert, bravo ragazzo. Norbert ha cinque sorelle e quattro fratelli, un papà, una mamma e un cane che ha memorizzato l’orario settimanale della terza effe, anzi, l’odore dell’adolescente, suo padrone. Graffia la porta e, se non gli apri, lo fa da solo. Di solito nella pausa Norbert lo riporta a casa. La terza effe scende le scale in fila: distanze, mascherina, poche emozioni, ma c’è Flufli tra le braccia di Norbert. 

Raggiunta la biblioteca, l’imbarazzato Benevolo Delli Santi nota il direttore, il suo volto corrucciato, la prof. Bedullini in una postura da badessa, il bidello Achille con il ghigno. “Questa storia del cane non va mica bene, ragazzo mio!” fa il direttore. “È una bestia pericolosa! Va abbattuta!” precisa la Bedullini “e poi non è disinfettato.” “Ma non posso disinfettare Flufli!” sussurra Norbert. “Non replicare alle osservazioni della Bedullini, sai?!” dice Achille. Gli allievi stanno in coda nel corridoio. Dall’aula docenti fanno capolino due colleghe che si pronunciano in difesa della libertà del cane, così inizia un animato e superficiale dibattito tra animalisti, vegani e cacciatori. Gli allievi stanno immobili e zitti, l’ambiente si fa teso, le voci ora sono belligeranti, brandelli di frasi urlate, il Benevolo addirittura grugnisce contro la Bedullini che replica con una sorta di bramito, gracchia il direttore, paupula il bidello Achille, finché a Norbert pare proprio di sentirli tutti abbaiare. 

Nel frattempo Flufli si è intrufolato tra i libri, ne ha afferrato uno a caso con i denti, l’ha aperto per terra e sembra che lo stia leggendo. Nel sottofondo gli adulti fanno le bestie; i ragazzi li osservano zitti zitti in fila indiana, tranne Mina e Dina che sono entrate nella biblioteca a riprendere Flufli, scoprendo che il libro da lui afferrato casualmente è La vita come viene. Norbert ha già chiamato l’ambulanza: “Pronto? Ambulanza? Sì, è per i nostri prof… sì… tutti… hanno iniziato ad abbaiare… Non so… Sì, sì, ora si mordono… Anche Achille. Fate presto… No! Achille è il nome del bidello.” 

(In classe, un paio di settimane fa, davvero un cane. Il resto è una specie di invenzione.)

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