Le 8 sfumature dell’arcobaleno: Amor Vincit Omnia

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L’amore vince tutto, l’amore vince su tutto… ah! L’amore… che magico sentimento, ma cosa può davvero significare una visione prettamente romantica dell’amore? Quante volte, parlando di una persona a noi cara (magari del sesso opposto al nostro) ci è capitato di dire: “è solo un amico, è solo un amica”? Quante relazioni disfunzionali si nascondono dietro a grandi romantici gesti? 

L’affermazione secondo la quale, una persona è “solo” nostra amica ha solitamente lo scopo di tranquillizzare l’interlocutore rispetto al fatto che quella relazione non è caratterizzata da un’attrazione sessuale e/o romantica, nel contempo va però a classificare questo importantissimo sentimento come un tipo di affetto di “serie B” rispetto ai rapporti intrisi di passione e romanticismo.

Cosa dovrebbe significare essere “solo” amici? Come se il sentimento di vera amicizia non fosse sinonimo comunque di lealtà, costanza e fiducia. Come se queste componenti meritassero di essere valorizzate meno rispetto a qualsiasi altra relazione amorosa, come se la presenza di rapporti sessuali e di romanticismo fossero indicatori di intimità.

Possiamo aver relazioni sessuali senza un briciolo di intimità così come possiamo aver relazioni cosparse di un romanticismo tossico che va a reinterpretare alcune relazioni perverse tipiche da telefilm, dove manca la comunicazione e il sostegno reciproco ma… insomma, loro si che si amano, perché si inseguono sotto la pioggia dopo essersi fatti qualcosa di terribile e non hanno dialoghi costruttivi ma enormi monologhi ad effetto.

Sono davvero questi gli indicatori dell’intimità tra due persone? Siamo sicuri che l’idea di romanticismo comunemente diffusa sia sinonimo d’amore? Credo che ci siamo abituati a film e libri dove l’amore romantico è al centro di tutto e rischiamo di pensare che questa forma d’affetto sia la più importante… insomma il sentimento che vince su tutto.

Vi sono persone che rivendicano con forza il concetto secondo il quale l’amore romantico non dovrebbe essere il centro della nostra vita e che ogni amore capace di darci sostegno, dimostrazioni d’affetto chiare e costanti, spazio di crescita e mutuo rispetto sia una forma d’amore valida e fondamentale.

Siamo immersi in un sistema che prevede una sorta di gerarchie d’amore, dove essere single può esser visto come l’indicatore di difetti inaccettabili, dove ci sentiamo obbligati di tanto in tanto ad affermare che “ci siamo innamorati”.

I messaggi che ci arrivano dal cinema e dalla letteratura spesso ruotano attorno ad una narrazione di amore romantico altalenante e mozzafiato, così rischiamo di scordarci quanto possa essere importante il sostegno fatto di piccole azioni noiose e quotidiane, piuttosto che l’alternarsi di grandi gesti.

Le persone che rifiutano questa visione gerarchica dell’amore ci costringono a riflettere attentamente sul modo in cui viviamo le nostre relazioni e personalmente mi chiedo se questa sorta di gerarchia derivi in qualche modo dal sistema competitivo nel quale siamo immersi fin da piccoli. Siamo stati così abituati al concetto di primo, secondo e terzo posto che ci siamo sentiti in dovere di costringer in posizioni da podio anche un sentimento infinito come l’amore?

Viviamo in un sistema dove l’amore per la mamma batte quello che proviamo per il fidanzato che a sua volta batte quello che proviamo per un amico? Quando ci siamo messi ad assegnare i punteggi? Chi ha stabilito che gli atti di romanticismo dovrebbero essere una delle forme più alte di amore (perlomeno all’interno di una coppia)?

L’amore vince tutto, di questo ne sono convinta, è il sentimento che si contrappone al vuoto esistenziale che ciascuno si porta dentro, ma chiediamoci come mai pensiamo che l’espressione romantica sia l’unica valida e perseguibile. Questo modo di gerarchizzare l’amore rischia di renderci più soli e meno capaci di coglierlo in tutte le sue sfumature.

Siate coraggiosi, siate in grado di accogliere l’altro, siate voi stessi.

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