Ma no, Proietti no ca**o!

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Due giorni fa moriva Sean Connery, e mi è dispiaciuto. Era un grande attore che aveva accompagnato la mia vita, uno dei grandi volti del cinema. Ma era un dispiacere quasi dovuto, come quando ti lascia un parente lontano che avevi magari visto solo una o due volte.

Per Gigi Proietti, che se n’è andato nel giorno dei morti, che era anche quello del suo compleanno, è stato diverso.

Il dispiacere è quello vero, che si insinua vigliacco nell’anima. Quello che in fondo, anche se non conoscevi personalmente il defunto riconosci sincero. 

È quella sensazione che ti fa dire: “Ma no, Proietti no ca**o!”. Perché Proietti, anche per noi lombardi, lontani dalla sua vulgata romanesca, era qualcuno che dipingeva la realtà di cose belle.

Proietti era uno dei galantuomini dello spettacolo: mai un pettegolezzo, mai una sbavatura, mai una svirgolata che avrebbe confuso pubblico e privato. Eppure in lui si percepiva un’etica importante, quella che in un’intervista di solo qualche settimana fa gli faceva dire, riferendosi a se stesso:

Chi è di sinistra resta di sinistra, anche se non sono mai d’accordo con quello che dicono”.

Una visione politica, che anche se mai espressa pubblicamente, si percepiva nella profonda bontà e nella visione scanzonata e positiva del mondo. Un po’ inutile parlarvi di Proietti attore, doppiatore, presentatore, mattatore, ci sono testate e giornalisti più blasonati di me o di GAS per farlo. Oggi sarà lui, per l’ultima volta a occupare tutte le copertine e le pagine online di chi, volente o nolente gli trubuterà l’ultimo omaggio.

A noi rimane l’uomo di Roma, espressione intrinseca della città, come lo era Totò di Napoli. È raro che succeda, ma quando succede, allora l’uomo sublima la città, ne diviene parte e ne esprime il lato più bello. E Gigi Proietti era dannatamente e assolutamente Roma.

Lo era con la sua parlata strascicata e gigiona e con quella sua voce profonda e carezzevole, che seduceva le parole mentre le faceva rotolare fuori di bocca.

L’ultima volta che lo abbiamo visto, qualche settimana fa, prestava la sua romantica e formidabile voce ad Alberto Angela, un altro gentiluomo della televisione, nella sua trasmissione “Ulisse, il piacere della scoperta”. Lo faceva per raccontare la Roma antica, quella che sentiva di sicuro profondamente legata alle sue stesse radici.

E lui insieme ad Angela, era avvolgente come una coperta di lana, rassicurante e paterno, in quel modo che ti fa sentire bene e in pace col mondo.

Ora il mondo è un po’ più vuoto senza di lui. Un problema di cuore ce lo ha portato via. Eppure il suo grande cuore continua  a battere in quello della città eterna, che raccoglie dentro di sé tutti i suoi figli, cullandoli amorevole, come sempre ha fatto. 

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