Migranti musulmani trovano il vaccino

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Può dare fastidio ad alcuni, eppure è la realtà dei fatti. A trovare il vaccino, che da gennaio probabilmente sarà distribuito in Europa, sono due immigrati turchi, Uğur Şahin e Özlem Türeci.

Sfatando un pregiudizio, quello che vede tutti i migranti fare lavori degradanti e sottopagati, scopriamo che tra di loro ci sono persone di tutte le estrazioni e qualifiche e che possono essere dannatamente utili nel migliorare la vita di tutti.

Quando si parla di ricchezza della migrazione, dell’apporto che possono portare persone di diverse provenienze, dobbiamo pensare anche a questo.

Uğur e Özlem, oltre che ricercatori, sono anche marito e moglie. Anni fa hanno creato una loro azienda, la BioNTech, che si è messa a collaborare con l’americana Pfitzer. Sono le aziende farmaceutiche che hanno sviluppato, grazie alle loro ricerche, il vaccino che probabilmente comincerà ad essere somministrato tra fine anno e inizio dell’anno prossimo.

La svolta è arrivata all’inizio di novembre, dopo che un’analisi intermedia ha dimostrato che il prototipo del loro vaccino è stato efficace al 90% nel proteggere le persone dalla trasmissione del virus. Il risultato eclatante supera di gran lunga le speranze della maggior parte degli esperti, che immaginavano un decorso molto più lungo nella scoperta di un vaccino.

Entrambi gli scienziati sono figli di immigrati turchi che si sono trasferiti in Germania alla fine degli anni Sessanta. Şahin, 55 anni, è nato a İskenderun sulla costa mediterranea, ma si è trasferito in Germania all’età di quattro anni, dove suo padre lavorava nella fabbrica della Ford di Colonia.

Türeci, 53 anni, responsabile medico capo della BioNTech, è cresciuta a Lastrup, nella Bassa Sassonia dove il padre, nato a Istanbul, lavorava come chirurgo in un piccolo ospedale cattolico.

Gente che sgobba, lo dice chi li conosce. Gente che non esce mai dal laboratorio e che dedica la vita alla ricerca.

Gente determinata, dinamica e figlia di un miscuglio etnico e culturale che li ha portati a essere dove sono ora. Insomma, figli di un humus multietnico, che soprattutto nella ricerca, da’ i suoi risultati migliori, quando cervelli, culture, scoperte e modi di lavorare, si mescolano e danno frutti.

Dunque, un perfetto esempio di immigrati che salvano vite, speriamo.

E come non ricordare a questo punto Boris Johnson, che ha rischiato la pelle proprio a causa dello stesso virus e che ha pubblicamente ringraziato, una volta dimesso, i suoi salvatori: un medico calabrese e due infermieri che si sono avvicendati al suo letto, uno portoghese e uno neozelandese. (leggi qui sotto)

Oppure i tre ragazzi musulmani (di cui anche qui due turchi) che a Vienna hanno salvato delle vite durante un recente attentato. (leggi qui sotto)

Certo, l’immigrazione porta con se magari anche criminalità e povertà, ma concorre a far crescere i nostri paesi. Sono uomini e donne, sono braccia, sono cervelli, ma soprattutto sono persone. A volte sbagliano, come noi, a volte rendono il nostro mondo migliore.

Non sto incensando solo gli immigrati, ma anche le brave persone, coloro che si oppongono a una storia che li legge solo come criminali, farabutti e delinquenti. L’ altra voce, invece, parla di integrazione e ricchezza emotiva, di sinergie e ottimismo. Questa è la nostra Europa. Questa è la nostra Svizzera.

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