Multinazionali irresponsabili e l’impotenza della Confederazione

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La Svizzera è l’unico paese europeo a non disporre di una legislazione che regolamenti la responsabilità delle multinazionali verso l’ambiente e la tutela dei diritti umani. Ad oggi il Consiglio federale si accontenta di esprimere una lista di comportamenti attesi o di esigere rapporti di responsabilità sociale, misure volontarie che non garantiscono un’agire responsabile delle multinazionali.

Alla permissività del Consiglio federale consegue che le imprese meno scrupolose sono le più concorrenziali perché non soggette a sanzioni. Nel 2013 questo “laisser faire” è stato celebrato da un’affermazione dell’ex consigliere federale Schneider-Ammann: “Non ci saranno pilotaggi o influenze da parte dello Stato, nessun obbligo d’informare o di chiedere il permesso”. La dichiarazione apre le porte ad un inganno ideologico: quello di considerare le multinazionali svizzere estranee a violazioni della dignità umana e dell’ambiente, invenzione alla quale crediamo volentieri perché rinforza il nostro sentimento di appartenere ad un paese economicamente potente e leale verso esseri umani e ambiente.

I fatti però, dimostrano come pure le multinazionali elvetiche sappiano sfruttare le zone d’ombra presenti nelle legislazioni di paesi in via di sviluppo o in preda a crisi politiche (come Glencore Suisse e le miniere boliviane). Anziché minimizzare l’impatto negativo che alcune nostre imprese hanno all’estero, dovremmo vigilare a che la politica svizzera non sia subordinata agli interessi economici di poche e ricche imprese. Blande misure volontarie sono un’ammissione di impotenza della Confederazione in materia economica. L’iniziativa “Multinazionali responsabili” permette di sovvertire le forze affinché sia la politica -e così i cittadini- ad influenzare l’agire delle multinazionali.

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