Opportunismo col pretesto dell’Islam

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Verso i primi di ottobre scorso Emanuel Macron aveva promesso l’elaborazione di un piano per debellare le frange più estremiste del “separatismo islamico” in Francia; aveva definito l’Islam una religione “in crisi” in tutto il mondo. 

Il suo progetto prevedeva nuove misure contro l’Islam politico e la riconquista di quei “territtori perduti” in cui erano venuti in meno i valori fondanti della Repubblica.

Il 16 ottobre viene decapitato il 47enne docente Samuel Paty, per mano di un 18 enne ceceno radicalizzato islamico, perchè, durante una lezione sulla libertà di espressione, aveva mostrato le controverse vignette su profeta Maometto pubblicato da Charlie Hebdo.

Durante la cerimonia in onore del professore Macron annuncia “non rinunceremo alla libertà di espressione, anche se altri indietreggiano, perchè in Francia i lumi non si spengono; la Francia difenderà la libertà di pensiero, di parola e di satira contro ogno oscurantismo. Paty è stato ucciso perchè gli islamisti vogliono il nostro futuro”.

Queste dichiarazioni hanno immediatamente suscitato forti critiche da parte del mondo islamico; Erdogan si è fatto portavoce del mondo musulmano ed ha chiesto subito il boicottaggio dei prodotti francesi in Turchia. 

Il sultano turco, che ha fatto del nazionalismo e dell’Islam le sue armi di consenso, si è rivolto alla nazione il 26 ottobre e, in un discorso al vetriolo contro Macron, con pesanti offese personali, mettendo in dubbio anche la sua “salute mentale”,  ha affermato che l’inquilino dell’Eliseo sarebbe alla testa di una “campagna di odio” contro musulmani, che sarebbero trattati in Europa “come gli ebrei al tempo della seconda guerra mondiale”, chiedendo quindi di boicottare i prodotti francesi.

A difesa di Parigi si è schierata in blocco l’Europa, mentre il mondo islamico ha condannato il gesto blasfemo (le vignette) rivendicando la difesa della fede musulmana nel contesto di una contrapposizione ideologica sempre più marcata.

Il Califfo Erdogan, sparigliando le carte, ha aperto un nuovo e sempre più vasto fronte di scontro tra Ankara e Parigi, con il rischio di sfociare in una guerra commerciale; fra i due mondi contrapposti numerose sono le crisi aperte, dal Mediterraneo Orientale (crogiuolo di gasdotti e oleodotti) sotto giurisdizione greca/cipriota, alla Libia e al Nagorno Karabakh.

La Francia, come la Turchia, entra prepotentemente nelle questioni mediorientali e mediterranee, dove ha rilevanti interessi nazionali, e si trova a giocarsi la partita con un avversario  che aveva sottovalutato.

Nello scontro tra i due presidenti rientra anche il contenzioso circa il controllo da parte dello Stato francese sulle associazioni islamiche e sulle moschee, che la laica Francia vuole incentivare ma che il padrone della Turchia, e autoproclamato leader del mondo islamico, non intende permettere.

Erdogan, sognando di diventare l’erede del profeta Maometto, vuole sottrarre lo scettro all’Arabia Saudita facendo leva su nazionalismo e religione. Il leader turco punta ad accreditarsi, agli occhi degli orgogliosi nazionalisti turchi, come il rifondatore dell’Impero Ottomano, e caparbiamente sfrutta ogni occasione per guadagnarsi la ribalta a fini di politica interna. Mentre cerca di distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale dall’inflazione galoppante e da una economia in stallo, approfitta di ogni avvenimento per accrescere il peso geopolitico della Turchia.

Sempre in questa ottica, lo scorso venerdi, è stato tenuto il primo rito della preghiera islamica nell’ex monastero del Cristo Salvatore a Chora, già museo dal 1958, convertito di recente in moschea, dietro l’impulso di Erdogan (vicenda analoga all’ancora più famosa Basilica di Santa Sofia). Per l’occasione l’edificio, di origine Bizantina, è stato ricoperto di tende bianche per nascondere le immagini di Gesù, gli affreschi, i mosaici e le icone che testimoniavano la sua origine cristiana.

Il monastero risalente al V secolo,  è considerato un capolavoro dell’architettura  e già nel 1453, dopo la conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani, il monastero venne trasformato in moschea.

D’altro canto Macron, oltre alla stretta sulle regole delle associazioni e scuole religiose, in vista delle elezioni del 2022, guarda preoccupato alla crescita di consensi nei confronti di Marine Le Pen e cerca di correre ai ripari, così come l’aspra e brutale presa di posizione della settimana scorsa di Erdogan sembra più una battaglia ideologica e opportunistica, che una reale difesa dell’Islam. 

Infatti in altri casi in cui si sono verificate delle vere persecuzioni e attacchi reali contro i musulmani, come quelli contro gli Uiguri in Cina e i Rohingya nel Myanmar, la Turchia, come gli altri paesi islamici, non ha preso posizioni ed essi sono stati i primi a tacere.

Nel caso francese emerge una polarizzazione di posizioni nel dibattito pubblico, fra i puristi e principalisti dell’Islam e i difensori della libertà di espressione e dei diritti umani, che non lascia alcun spazio al confronto civile. Un mondo binario parallelo che ruota attorno al “noi” e al “loro” che rischia di non incontrarsi mai. Dove ci porterà?

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