Perché sostenevate un cialtrone?

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Donald Trump è stato – ormai il passato è d’obbligo – un vero farabutto. Un uomo privo di vergogna (i capricci che sta facendo ora ne sono la triste dimostrazione) e di senso dello stato e delle istituzioni. Eppure, una nutrita frangia della destra nostrana, lo ha sostenuto fino a ieri.

Il partito non conta, certi valori dovrebbero esistere a prescindere dal colore politico, eppure non è così. Un personaggio come Donald Trump è oggettivamente indifendibile. Molestatore seriale di donne, omofobo, razzista, sostenitore del suprematismo bianco, negazionista del riscaldamento climatico, evasore fiscale e bugiardo patentato.  

Anche da noi, travisando quello che è il messaggio di una destra dignitosa e onesta (esiste) molti personaggi politici locali, hanno sostenuto aprioristicamente il peggior presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. È l’esempio di Piero Marchesi (leggi qui sotto) 

Marchesi, modello di cecità di estrema destra, che non riconosce un gaglioffo se è del suo colore politico, riesce anche a inalberarsi con Simonetta Sommaruga, solo perché la nostra presidente ha fatto, via Twitter, gli auguri al presidente eletto Biden, cosa peraltro usuale.

Marchesi non si pone nemmeno il problema di essere lui imbarazzante nella sua ostinazione, assomigliando al decaduto presidente che non accetta la sconfitta. 

In realtà, quelli come Marchesi, sono solo repliche gregarie dei politici americani, servili pappagallini che non fanno che ripetere la storiella che hanno loro raccontato. Lo fanno senza discernimento e con cieca fedeltà. Per loro, il presidente USA (nemmeno il loro), nonostante la sconfitta è un vincitore morale, una specie di Messia che, per chissà quale bieco imbroglio, è stato tradito e crocifisso. Ma questo Messia degradato e infantile ha perso con uno scarto di più di 4, 2 milioni di voti popolari, il suo antagonista ha attualmente un vantaggio di 65 grandi elettori, che diventeranno probabilmente 74 a fine spoglio. Non proprio bruscolini, e ricordiamo che Trump è uno dei 4 presidenti nella storia USA che non sono riusciti a rinnovare il loro mandato.

In questi giorni, abbiamo sentito gli entusiastici sostenitori di Trump (Marchesi ne è un esempio) gioire ai primi scrutini, dando addosso ad analisti e sondaggisti, che secondo loro avrebbero sbagliato alla grande. Se avessero aspettato qualche giorno, come infatti gli analisti dicevano, avrebbero dovuto rendersi conto che i sondaggi ci avevano azzeccato (con il prevedibile scarto) più di quel che pensavano.

I dati comunque sono impietosi: Trump pur aumentando il suo bacino elettorale (cosa che peraltro hanno fatto molto meglio i democratici sconfiggendolo) non ha guadagnato un solo Stato rispetto alle elezioni del 2016 e ne ha persi diversi, Stati in cui i giovani, le donne e la popolazione di colore hanno fatto la differenza. A new York, la città di Donald e della Trump Tower, il presidente ha perso con un 58% di voti a favore di Biden. Ma anche numerose altre grandi città lo hanno scopato fuori dalla porta di servizio: Los Angeles con il 71%, ma anche capitali di Stati e grandi centri come Boston, Chicago, Detroit, o Stati dove ha perso e in cui ha guadagnato le capitali o i grandi centri, a dimostrazione che come sempre, i centri urbani votano decisamente più progressista delle campagne: basti pensare al Texas (vinto da Trump) con Dallas, Austin e S. Antonio. L’America è molto più blu di quanto appare dalle cartine, che come fanno notare giustamente alcuni, risultano poco esaustive proprio perché mostrano solo le aree geografiche e non la popolazione (guarda qui)

Il termine “cheerleader di Trump”, come scherzosamente è stato definito un altro pappagallino del presidente, Matteo Salvini, dal quotidiano britannico The Indipendent, calza a pennello anche per la destra nostrana. 

Una destra che ha finto di ignorare valori molto svizzeri, come la serietà,  la dignità, il fair play, il senso dello stato e delle istituzioni, cose che ci rendono orgogliosi e che invece hanno fatto vergognare gli Stati Uniti. Stendiamo poi un velo pietoso sulle accuse di brogli, velatamente sostenute anche qui dai nostrani amanti dell’ex presidente USA. Brogli che, dati finali alla mano, dovrebbero sottintendere un’abnorme e geniale capacità dei democratici di truffare sistematicamente in decine di Stati.

Certo, è lontanissimo l’aplomb del candidato democratico Al Gore, che perse per soli 300 voti la presidenza in una contea della Florida e che concesse la vittoria all’avversario George W. Bush. Ma erano altri tempi. E altri uomini. 

Oggi si preferisce scodinzolare come randagi senza cibo dietro a qualsiasi persona disposta a concedere qualche osso. 

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