Quando la scuola non può essere a distanza

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Ad aver fatto discutere e ad aver diviso l’opinione pubblica nel corso del primo lockdown c’è stata la chiusura delle scuole. In Ticino, nel resto della Svizzera così come un po’ dappertutto in Europa, di fronte allo stop delle lezioni negli istituti scolastici, si sono subito adottate strategie d’insegnamento alternative a partire dalla didattica a distanza. Ma l’insegnamento a distanza, le lezioni seguite da casa su di un computer sono state davvero utili? Cosa hanno imparato i nostri figli?

Stando ad uno studio fatto basandosi su dati raccolti in Olanda nell’ambito delle scuole elementari il risultato sarebbe quantomeno deludente. Nel periodo della scuola a distanza gli allievi non hanno visto accrescere le loro conoscenze, non come sperato. Hanno imparato poco o nulla. I risultati ottenuti, pensando all’apprendimento, sono stati scarsi rispetto allo sforzo profuso e alle buone intenzioni iniziali. Un allarme che ovviamente chiama in causa anche la Svizzera. 

I ricercatori dell’Università di Oxford, in Inghilterra, hanno comparato ciò che i bambini delle scuole primarie hanno imparato nel corso dei mesi di lockdown e di didattica a distanza con ciò che i bambini avrebbero appreso stando in classe, dimostrando che i progressi sono stati del 20% al di sotto dell’obiettivo auspicato. “Abbiamo esaminato i risultati delle verifiche di oltre 100’000 bambini di età compresa fra i sette e gli undici anni prima e dopo il lockdown e confrontato i loro voti con i risultati degli anni precedenti” ha spiegato Arun Frey, uno tra gli autori della ricerca.

Attraverso la didattica a distanza gli studenti hanno imparato in media circa un quinto di meno rispetto a un normale contesto scolastico. Ma in alcuni casi specifici, per esempio in quelle famiglie con un’istruzione modesta, i dati sono decisamente peggiori. Risultati che con tutta probabilità non sono poi molto distanti da ciò che è accaduto in Svizzera. E forse è proprio per questa ragione che, in Germania, per recuperare il ritardo causato dal lockdown c’è chi ha prospettato l’eventualità un anno di scuola aggiuntivo. A proporlo è stato il presidente dell’Associazione degli insegnanti tedeschi. 

Ma quali sono le ragioni che rendono preferibile la scuola in presenza, e non a distanza? Ad avere un ruolo essenziale nel processo mentale per cui ci si ricorda di qualcosa è il legame tridimensionale che tutti noi creiamo con il luogo, la struttura spaziale e le azioni che compiamo in quel dato luogo. A maggior ragione quando ci troviamo a scuola, culla del nostro apprendimento. La memoria si organizza su dati sensoriali che necessitano, o quantomeno preferiscono, la tridimensionalità. Ecco perché all’interazione con un tablet, oppure con un computer, che sono strumenti bidimensionali, è preferibile la tridimensionalità di un’aula scolastica. Un luogo che possiede una profondità, che ci aiuta fino dalle scuole elementari a ricordare. A imparare con maggiore efficacia e semplicità. 

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