Rai Storia e Rai 5, la cultura dimezzata

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Che la cultura non goda di buona salute, soprattutto in questo periodo, lo sappiamo bene. Cinema deserti, sale da concerto, teatri e musei chiusi. Librerie aperte a singhiozzo. Ma la progressiva e inesorabile erosione non riguarda solo le attività che sappiamo essere chiamate in causa dalle restrizioni dovute al coronavirus. No, i segnali di un lento e inesorabile smantellamento e di una sofferenza ben più profonda della cultura passa anche attraverso ristrutturazioni e tagli che riguardano il servizio pubblico e l’offerta di contenuti culturali di quest’ultimo.

È, per esempio, di questi la notizia della decisione dei vertici Rai di accorpare Rai Storia e Rai 5, due canali televisivi tematici che offrono un ampio ventaglio di contenuti, dimezzando così l’offerta di programmi culturali del servizio pubblico. Ma il vento che soffia sulla vicina Italia è un vento gelido che ha già intaccato l’offerta e i contenuti anche di altre realtà editoriali arrivando a sacrificare, sull’altare dei risparmi, non solo la cultura. E penso in particolare al duro sciopero contro i tagli di Radio France di un anno fa.

Le radio, le emittenti televisive di Stato, non possono rinunciare alla loro funzione di vettore di contenuti culturali, seguendo la logica di un certo pensiero del mercato che vede nella parola cultura una parolaccia o un investimento, se non proprio fallimentare, di sicuro poco redditizio. Soprattutto in un momento storico come quello che stiamo attraversando, in cui c’è chi si rifà a modelli illiberali e antidemocratici del passato che credevamo morti e sepolti, il bisogno di memoria storica per non tornare a ripetere quegli stessi errori del passato è necessario. Di più, è vitale come può esserlo l’ossigeno.

Rai 5 è, tra l’altro, il canale televisivo della Rai dedicato all’arte, ai concerti e a quegli spettacoli che proprio la pandemia e i mesi di lockdown avevano azzerato. Perciò dimezzarne l’offerta sembra davvero l’ennesima beffa o, a voler pensar male, il modo migliore per azzerare la funzione educativa che il servizio pubblico dovrebbe avere. Perché l’unico possibile argine di fronte a certe derive antiscientifiche e revisioniste sono proprio il sapere e la cultura che sono gli unici anticorpi efficaci contro l’avanzata dell’armata della notte, un esercito che cavalca disinformazione e analfabetismo funzionale.

La cultura è la cura, non il contagio. È il luogo in cui trovare conforto, stimoli e una prospettiva utile a leggere e vivere il presente, a maggior ragione se a imperversare è la tempesta.

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