Sollevazione di popolo

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Sono passato a dare un’occhiata alla “marcia su Roma” del “popolo italiano contro la dittatura sanitaria” organizzata per oggi (15 novembre ndr.) a Roma, alle 15, a Piazza Venezia.

E niente, dovevano essere “millemila” ma in tutto saranno stati un centinaio, forse meno. C’era una che minacciava di darsi fuoco svuotandosi addosso il liquido dell’accendino Bic (ovviamente non sapeva come aprirlo ed era pure quello piccolo) un’altra sollevava un cartellone con la faccia di Trump, un’altra ancora si arrampicava su un’inferriata urlando “popolo dove sei!?” (il popolo era a fare shopping a via del Corso, ndr). Una specie di leader carismatico camminava col cellulare e gridava minchiate e ingiurie alla Polizia in diretta Facebook, prima di essere portato via dalla Digos. 

Gli agenti in divisa erano il triplo dei manifestanti e ho ammirato la loro pazienza mentre alcuni svitati li riprendevano col cellulare rivolgendo loro frasi tipo: “siete dei venduti”, “arriverà anche per voi il giudizio di Dio”, “dopo verremo a stanarvi” e altre amenità simili. 

Dopo meno di un’ora gli agenti allontanavano i più agitati, accompagnandoli fuori dalla piazza e giù per via del Teatro di Marcello, lasciando lì un gruppetto più tranquillo formato da una ventina di persone sedute davanti all’Altare della Patria in attesa che il Governo si dimettesse di fronte a cotanta sollevazione di popolo. Poco dopo, anche il piccolo sit-in veniva allontanato verso piazza della Bocca della Verità, dove si univa a ad altre cinquanta persone “capitanate” dal Generale Pappalardo. Una manifestante in lacrime non voleva alzarsi e gridava: “questa è una dittatura!” e l’agente: “signò… nun è na dittatura ma se resta seduta qui tra ‘n po’ passano le macchine e l’acciaccheno…”.

Poi una collega aveva un gimbal più figo del mio, ho rosicato e me ne sono andato.

Dalla piazza del disagio è tutto.

Fabio Salamida

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