Sono eroi o solo cittadini?

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In Austria ne parlano tutti, li chiamano i tre eroi di Vienna. Tre musulmani, tre cittadini che ne hanno salvati altri durante il triste e vile attentato della capitale austriaca.

Due sono lottatori di arti marziali miste, lo stesso sport praticato, per ironia della sorte, dall’assassino di Willy Monteiro Duarte, il ragazzo capoverdiano morto recentemente in seguito alle percosse (leggi qui sotto)


Si chiamano Mikail Özen e Recep Tayyip Gültekin e appartengono alla nutrita comunità turco musulmana che c’è in Austria e anche in Germania. Il terzo è un esile ragazzo palestinese impiegato in un McDonald, Osama Joda. È stato lui a portare in salvo un poliziotto ferito, sfidando gli spari e la paura, portandolo al riparo di una panchina e fornendogli le prime cure. L’uomo è grave ma stabile e sopravviverà alle ferite. Un ragazzino esile, dicevamo, dalla folta zazzera nera e dai dolci occhi mediorientali, uno comune, uno di quelli che faticano nel sottobosco dei lavori malpagati. Uno che si era visto rifiutare l’anno prima, dal sindaco di Wikendorf, un alloggio, proprio perché musulmano. Ha fatto semplicemente quello che molti di noi avrebbero avuto paura a fare.

E gli altri due nerboruti turchi? Gente da paura, con l’aria spavalda, i muscoli in bella vista e lo sguardo truce. Loro hanno portato in salvo una vecchietta e nel mentre uno di loro è rimasto ferito di striscio a una gamba. In mezzo agli spari, questi due energumeni hanno visto Osama e il poliziotto e li hanno raggiunti, per poi portare il ferito all’ambulanza. Gültekin addirittura non è andato subito a farsi curare la gamba per non intasare il pronto soccorso e lasciare la priorità ad altra gente.

Brava gente, figli di cui andremmo fieri, ma sono ritenuti gente di serie B, anche se loro ribadiscono il loro attaccamento al paese:

“Noi musulmani di origine turca aborriamo ogni tipo di terrore. Siamo per l’Austria, siamo per Vienna. Rispettiamo l’Austria”. D’altronde sono nati e cresciuti li, con l’unica “pecca” di non avere la religione giusta.

Alla fine non ci importa se i tre eroi di Vienna sono musulmani o cristiani. C’è semplicemente la brava gente, quella che cerca la pace, quella che si mette in gioco per aiutare gli altri, la collettività, e poi ci sono gli assassini, gli sciacalli, da entrambe le parti, gente piena di astio e livore che crea le guerre di cui restano vittime gli altri, gli innocenti, gli eroi. Ed era musulmano il poliziotto ucciso durante la strage di Charlie Hebdo, Hamed Mehrabet che chiese inutilmente pietà.

Musulmani che giocano, ridono, piangono e muoiono gomito a gomito con noi, e che ci insegnano ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, che questa non è assolutamente una guerra di religione, ma uno scontro tra cattiveria e bontà, tra bene e male, tra la vita semplice di tutti i giorni e poveri animali indottrinati da lividi bastardi, bastardi che trovano terreno fertile proprio perché nell’occidente cristiano ci sono altri sciacalli che preparano loro il terreno.

Ci sono i fratelli, che camminano insieme, siamo svizzeri e poco importa da dove veniamo, quello che importa è quello che siamo in grado di costruire insieme. Vale per tutta Europa, da sempre crogiolo di etnie e religioni, che speso convivono in pace ma anche troppo di frequente sono usate come elementi di divisione e frattura.

Ai viennesi e agli eroi mediorientali vanno il nostro affetto e la nostra comprensione, con la coscienza che questo scontro fratricida non finirà domani, ma se finirà, sarà grazie a gente come Mikail, Recep e Osama e agli altri che riescono a chiamarli fratelli senza storcere il naso.

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