Tassare i ricchi per non soccombere

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Mentre l’economia, che già aveva accusato pesantemente il colpo in primavera, dovrà fare i conti anche con questa seconda ondata di contagi e con un sempre più probabile e forse inevitabile lockdown, c’è chi prova comunque a guardare oltre il recinto del presente. È davvero necessario farlo. Magari anche tornando a valutare l’ipotesi di un sostanziale cambio di marcia, così come qualcuno aveva già immaginato in precedenza. 

La gravità della situazione, lo stato in cui versa la nostra società è sotto gli occhi di tutti.  Con le fasce più povere della popolazione che vedono moltiplicarsi problemi e disagi, mentre i superricchi diventano ancora più ricchi accumulando miliardi di patrimonio come se fossero noccioline. Alcune previsioni dicono addirittura che procederemo di questo passo almeno fino al 2024. Il virus ci farà compagnia ancora a lungo. 

E, a meno di un sostanziale e radicale cambio di marcia, le cose non potranno che peggiorare ulteriormente aggravando le disparità tra chi sta bene economicamente e chi no. Tra anziani e giovani. Tra malati e sani. Una polveriera, una bomba a orologeria che va disinnescata il prima possibile o comunque prima che sia troppo tardi, prima che la rabbia esploda, prima che il mondo così come lo abbiamo conosciuto finisca di essere tale. Ecco perché agire, ma farlo in prospettiva, è l’unico modo per non soccombere.

Fin dall’inizio della pandemia è stato chiaro a molti che al di là del dramma, oltre all’aspetto sanitario e alle morti che il virus avrebbe inevitabilmente causato, tutta questa faccenda sarebbe potuta essere anche un’opportunità. Un’occasione unica per liberarci di un modello socioeconomico che ha mostrato tutte le sue falle nel momento del bisogno. Un modello che non ha retto, che non è in grado di reggere all’impatto di una pandemia.

Un modello che ha privilegiato gli interessi di pochi al benessere di molti. Ecco perché oggi, di fronte alle imposizioni radicali dettateci dal virus, dobbiamo trovare la forza e il coraggio di pensare al mondo che verrà. Ma soprattutto a come vorremmo che sia. Lasciando perdere le mezze misure, i piccoli aggiustamenti, le lievi correzioni. È il sistema stesso ad essere fino più volte alle corde, dimostrandosi strutturalmente inadeguato. 

Ciò di cui abbiamo bisogno, oggi più che mai, di fronte a una politica che si dimostra incapace d’immaginare ciò che dovrebbe essere un futuro sostenibile, di fronte al fiato corto di chi ci governa, è dimostrare di avere il coraggio per darci dei traguardi ambiziosi. C’è bisogno, oggi più che mai, di una tassa sulla ricchezza. È necessario invertire la rotta. Nel segno della solidarietà e del bene comune. L’accumulazione incontrollata di ricchezza da parte di pochissime persone è semplicemente criminale. 

È uno degli effetti del modello capitalistico che ha finora avuto ripercussioni catastrofiche in ogni luogo del mondo in cui non si è posto un freno alle ruberie, agli squilibri di ricchezza, che esso permette. Una riforma fiscale degna di questo nome, che abbia il coraggio di tassare redditi e patrimoni dei superricchi che hanno accumulato miliardi, consentirebbe di ridistribuire equamente la ricchezza offrendo a tutti quei servizi ritenuti essenziali.  La sanità, l’istruzione e la cultura, per primi. È ora di farlo, prima che sia troppo tardi.

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