Trump e le trivellazioni in Alaska

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Quale sarà l’ultimo regalo avvelenato della presidenza Trump? Probabilmente, prima del cambio di guardia alla Casa Bianca, Donald riuscirà a vendere i diritti d’estrazione di petrolio e gas in una grande area naturale dell’Alaska: l’Artic National Wildlife Refuge (ANWR), una delle ultime distese selvagge ancora salvaguardate negli Stati Uniti. Se davvero vi riuscisse sarebbe l’ultima pugnalata inferta da Trump alla salvaguardia dell’ambiente, un tema al quale non ha mai prestato nessuna attenzione.

Del resto che lui se ne infischiasse di tutto e tutti lo aveva già dimostrato qualche settimana fa, facendo eleggere in fretta e furia a giudice della Corte suprema americana Amy Coney Barrett. Una giudice ultraconservatrice che nei prossimi anni potrebbe avere un peso significativo su alcuni ambiti fondamentali della vita dei cittadini americani. Dal diritto all’aborto ai diritti della comunità LGBTQ+, dai diritti delle donne alla tutela dell’ambiente.

Un’eredità che peserà sulla presidenza del neoeletto Joe Biden, un’eredità che si farebbe ancora più gravosa se Trump riuscisse anche a vendere i diritti per estrarre il petrolio in Alaska. Negli scorsi giorni, la sua amministrazione ha avviato le pratiche per la vendita di contratti di locazione petrolifera nella pianura costiera dell’ANWR. Una zona contesa da anni che fa gola a molti, ma che vede anche una consistente fetta della popolazione americana, proprio come nel caso di Biden, contraria alle trivellazioni nell’area.

La sua importanza naturalistica è tale che l’ANWR viene considerato dagli abitanti dell’Alaska il “Serengeti americano”. Se avete letto il libro di Jon Krakauer “Into the wild – Nelle terre selvagge” o avete visto il film diretto da Sean Penn, sapete bene di cosa stiamo parlando. Di un parco naturale che è il più grande dell’intera Alaska che si trova a nord-est di Fairbanks, considerata dagli americani l’ultima città di frontiera prima del Circolo polare artico. Un territorio da sempre noto ai nativi americani per l’immenso patrimonio naturalistico.

L’Arctic National Wildlife Refuge è la patria di orsi polari, grizzly, caribù, e una quantità sterminata di uccelli migratori, oltre che dei salmoni. Non è un caso che infatti la competenza per la sua amministrazione spetti all’agenzia federale del dipartimento dell’Interno dedicata alla preservazione degli habitat naturali. Tutto questo sembra però avere ormai le ore, i giorni contati, visto che Trump, sostenuto dal partito repubblicano, ha deciso che l’area potrà essere svenduta per essere trivellata e sfruttata commercialmente alla faccia della salvaguardia di uno degli ultimi paradisi naturalistici a stelle e strisce.

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