Una nuova casa per l’Associazione Alessia

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A Bellinzona, alle porte del centro storico, c’è una viuzza lastricata di cubetti in porfido rosso. Una stradina che nel resto dell’universo mondo sarebbe già stata pedonalizzata da tempo o almeno trasformata in una zona da non più di 30km/h, ma a Bellinzona no. O almeno non ancora. La via in questione è la via Orico che, tra l’altro, dà il nome al ristorante omonimo. La Locanda Orico dello chef stellato Lorenzo Albrici. 

Pochi passi più avanti, sull’altro lato della strada al civico numero 4, da qualche tempo a questa parte, c’è invece un piccolo negozio di antiquariato. A gestirlo è Lisa Haag insieme ad altre volontarie che si avvicendano nel corso della settimana. Anche se a prima vista può sembrare un esercizio commerciale come tanti, in realtà, non è esattamente così. Perché il ricavato di tutto ciò che lì viene venduto è devoluto in beneficenza all’Associazione Alessia.

Nata sedici anni fa a Vernate, l’associazione, fin da subito si è posta come obiettivo quello di migliorare e ampliare il settore pediatrico in Ticino, ma anche di sostenere economicamente le famiglie che per ragioni diverse avrebbero dovuto recarsi fuori cantone per le cure mediche dei propri figli. Già, ma concretamente come fare a rendere possibile tutto questo? Facile. Con un’idea tanto semplice quanto vincente. 

Tutti noi abbiamo più di quello che ci serve. E, anche volendo, di certo non possiamo portarci tutto quanto nell’aldilà. Così, dare una nuova vita o una seconda chance agli oggetti per noi superflui, oltre che essere un modo intelligente di riciclare le cose, può anche trasformarsi in un sistema con il quale raccogliere i soldi necessari al proprio scopo.  E vestiti, armadi, tavoli, sedie, poltrone, quadri, tappeti, libri, dischi e stoviglie sono solo alcuni degli oggetti in vendita a Bellinzona e in un paio di altri punti vendita dell’Associazione Alessia.

In vendita sì, ma non ancora per molto. Almeno non in via Orico. Perché lo stabile nel quale si trova il negozio è stato venduto di recente a una cordata del Sottoceneri e quindi, all’associazione, toccherà sloggiare e andare altrove. Anche se questa era una situazione ideale e sarà probabilmente impossibile trovare qualcos’altro di simile in una zona così centrale. Del resto è quello che sta accadendo un po’ ovunque con i piccoli commerci dei nostri centri storici spesso costretti a chiudere per lasciare spazio a negozi di telefonia o ad outlet in franchising disposti a pagare il doppio di affitto.   

Un fenomeno di fronte al quale, in generale, la politica fa spallucce o volta la faccia. Un fenomeno che grida vendetta, a maggior ragione quando a farne le spese è un ente benefico che nel corso degli anni ha reso possibile l’impossibile come, per esempio, l’acquisto di un’ambulanza pediatrica attrezzata di tutto punto. 

A parziale consolazione c’è il fatto che neppure il Covid ha fermato i volontari che, con il ricavato dei loro mercatini benefici, rimasti chiusi da marzo a settembre, sono comunque riusciti ad acquistare e regalare un manichino per la simulazione neonatale al reparto di pediatria dell’ospedale San Giovanni di Bellinzona e sostenuto più di un centinaio di famiglie di bimbi che necessitavano di cure particolari oltre Gottardo. 

Le difficoltà non sono state poche ma finché Mario, Gisella, Lisa, Angelo, Denise e Bernadette e tanti altri volontari porteranno avanti la loro missione, avremo la certezza che anche in Ticino qualcuno si sta rimboccando le maniche per offrirci un mondo migliore.

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