USA: sfida all’OK Corral

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Più che una contesa elettorale, sembra di assistere a una guerra tra bande, quelle del west, che il cinema americano ci ha raccontato negli ultimi decenni, da John Ford a Clint Eastwood passando anche da Quentin Tarantino.

Serviranno quei dannati 270 voti dei grandi elettori, secondo il sistema di voto statunitense, a  Joe Biden, per riempire metaforicamente di piombo Donald Trump, il presidente più controverso e divisivo della recente storia USA. Al momento che scriviamo, l’unica certezza è l’incertezza. Se Biden conduce attualmente sia per voto popolare che per grandi elettori, sono ancora diversi gli Stati in bilico. 

Sul voto pesano delle incognite non da poco: il covid, coi suoi 230’000 morti e Trump che ancora minimizza e il voto per corrispondenza, che stavolta, complice anche il virus, ha raggiunto percentuali stratosferiche rispetto a quattro anni fa. Questo potrebbe rallentare lo spoglio, che in alcuni Stati, come la Florida, è già stato fatto anticipatamente, ma in altri deve ancora essere fatto e rischia di ritardare i risultati, facendoli slittare di due o tre giorni.

Un’altra incognita sono i giovani, i famosi millenials * sommati alla Generazione Z**, che stavolta, contrariamente al solito (4 anni fa se ne mobilitarono meno del 50%), ha partecipato massicciamente al voto. Gente giovane dicevamo, con una forte componente multirazziale, ambientalista e femminista. Da non sottovalutare anche le tensioni razziali, che hanno infiammato gli USA negli ultimi mesi e che per rimanere su metafore filmiche, chiamano una riscossa afroamericana come in Django Unchained.

Come molti sanno, non è direttamente il voto popolare a designare il presidente, ma i grandi elettori di uno Stato, ovvero i rappresentanti dello stesso, il cui valore è proporzionale alla popolazione. Ogni Stato in cui uno dei candidati arriva al 50% +1, si aggiudica tutti i grandi elettori di quello Stato.

I sostenitori di Biden sono certo delusi per la mancata “onda blu” e cioè la sperata riscossa democratica. Infatti a sorpresa, come quattro anni fa, Donald Trump sembra non solo tenere, ma recuperare terreno. Di sicuro comunque non ci sono stati, fortunatamente fino ad ora, le manifestazioni, le rivolte o i fatti sanguinosi che molti paventavano, vista la tensione creatasi nei mesi precedenti.

Come detto nell’articolo, comunque saranno decisivi i voti postali, soprattutto in Stati come Pennsylvania, Wisconsin e Michigan, e ricordiamo che se il voto espresso direttamente alle urne è percentualmente più repubblicano, in quello postale prevalgono i democratici.

Sapremo dunque con certezza chi sarà il nuovo presidente solo tra diverse ore, se non giorni.

Attualmente sembrerebbe condurre Joe Biden, ma anche qui, i risultati parziali variano molto anche a dipendenza del network che li emette, dunque è al momento inutile parlare di cifre, che risulteranno ballerine ancora per molto tempo.

*Millenials, Giovani che hanno superato il millennio e nati alla fine del ventesimo secolo. Vanno dai 20 ai 40 anni.

**Generazione Z, seguono i millenials e sono i più giovani, da fine anni ’90 fino a dopo il 2000.

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