11 anni, si suicida in diretta su Zoom

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Woodbridge è quasi in mezzo alla California. Negli Stati Uniti, dove non è inusuale trovare nomi di cittadine europee, Woodbridge si trova praticamente attaccata alla città di Lodi, che non è in Lombardia ma si trova appisolata nell’ubertosa zona fertile di San Joaquin, ricca di vigne e conosciuta per la sua produzione di vini.

Qui abitava Adan Llanos, con un cognome ispanico, perché la California era messicana e perché ormai la maggioranza della popolazione è di lingua madre spagnola, seconda lingua parlata e insegnata.

Abitava, perché Adan di anni 11 non c’è più, è in cielo a potare la vigna del Signore, dopo essersi sparato in diretta su Zoom mentre aveva una lezione a distanza con maestro e compagni di classe.

Non sappiamo esattamente come sono andare le cose, ma Adan ha spento il microfono, isolandosi così dalla conversazione, ha spostato la telecamera, come in una sorta di pudore, e si è sparato. A dare l’allarme la sorella, che stava studiando in un’altra stanza e ha udito il colpo.

Inutile cercare di soccorrerlo. Adan è morto al pronto soccorso per le gravi ferite riportate. La famiglia, affranta, nega la possibilità del suicidio, Adan era un bimbo felice, dicono, “il ragazzo più rispettoso e dolce che abbia mai avuto l’onore di chiamare nipote”, ha dichiarato lo zio Luis Llanos.

Rimane un fatto reale e crudo, e cioè che un bambino di 11 anni durante una lezione di scuola sia in grado di armeggiare con un’arma carica. Se il risultato è un incidente o un suicidio poco cambia le carte in tavola, perché alla fine rimane l’immane voragine di una giovane vita scomparsa dietro a un minuscolo pezzo di piombo. Rimane la scarsa attenzione a queste cose da parte di un Paese che ha fatto del diritto di detenere armi un dogma quasi religioso.

Una religione di sangue che chiede annualmente il suo tributo. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, i morti per arma da fuoco negli USA nel 2017 sono stati praticamente 40’000.

Molti penseranno alle sparatorie tra gang o al crimine organizzato o ancora al solito psicopatico sparatore. No, di questo bollettino di guerra più della metà sono suicidi: 23’854. Gli omicidi sono “solo” 14’542, 486 le morti accidentali e pochi di più i morti in guerra, nei vari conflitti in cui gli Usa hanno militari o truppe: 553.

Per rimanere in tema d’armi da fuoco, gli omicidi negli USA sono di più, attestandosi a 19’510 unità, di cui però appunto tre quarti a causa di armi da fuoco. Per chi si consolasse dietro al numero della popolazione, che conta ormai 350 milioni di abitanti, c’è un’amara sorpresa. Gli omicidi nel 2017 in Italia sono stati 357. Il che porta gli Usa ad avere un tasso di omicidi in proporzione alla popolazione, di dieci volte più alto. La Svizzera invece si attesta intorno ai 50 omicidi all’anno in media, con una percentuale praticamente uguale a quella italiana.

E, se i morti per incidenti stradali, sempre in Italia, sono la prima causa di decesso tra i giovani, con circa 3’500 morti all’anno (a fronte dei 357 omicidi), negli USA si ha quasi la stessa identica probabilità di morire ammazzato da un’arma da fuoco che in un incidente stradale.

Finiti tutti questi bei discorsi su quanto possono essere nocive e non salvifiche le armi da fuoco, ci rimane l’immagine nella mente di un ragazzino di 11 anni che stava facendo lezione virtuale coi suoi compagni, come la fanno i nostri figli. Li vediamo a volte assorti, a prendere appunti o a guardare fuori dalla finestra distratti. Li vediamo lì, e li vorremmo proteggere per tutta la vita, ma sappiamo che là fuori il mondo è crudele e cattivo.

Lo è soprattutto se nostro figlio può maneggiare una pistola carica. Poi rimangono solo le lacrime e stupidi e inutili rimpianti.

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