Aspettando il lockdown

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Bar, ristoranti, cinema, teatri, stadi, piste da sci, scuole, negozi, centri commerciali e chi più ne ha più ne metta. C’è chi li vuole chiusi, chi invece aperti. Questo però non è più il momento di discutere, di confrontarsi cercando la quadratura del cerchio o di tergiversare e intanto aspettare. Aspettare che cosa?

Il nostro sistema sanitario è ormai al limite del collasso da giorni, corriamo il serio pericolo che nelle prossime settimane non ci sia più posto negli ospedali per curare tutti, pazienti malati di Covid-19 o di altre patologie, poco importa. 

Basta infingimenti o l’ennesimo vergognoso scaricabarile tra Confederazione e Cantoni. Questo è il momento della responsabilità e delle scelte. “Ogni morto di Covid è un morto di troppo”, parole sante quelle della cancelliera Angela Merkel che non ha avuto dubbi. Lockdown duro subito. 

“Serve un lockdown e bisogna riaprire non quando lo decidono le lobby economiche ma quando lo permetteranno i dati epidemiologici”, ribatte l’Unione sindacale svizzera. Del resto la Svizzera ha uno dei debiti pubblici più bassi d’Europa e può sostenere benissimo tutti quei settori economici a cui si dovrà imporre la chiusura immediata. 

Nel frattempo quel che è certo è che questa situazione d’incertezza e di stress la stiamo pagando tutti. Tutti noi. Con le energie in riserva. Esasperati da ciò che abbiamo vissuto, stiamo vivendo e continueremo a vivere ancora per i lunghi mesi che verranno.

Ascolta il PodGAS, il podcast di GAS.

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