Augias: valore e onore di un uomo

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Il giornalista Corrado Augias restituisce la Legion d’Onore dopo aver appreso che la Francia ha dato lo stesso riconoscimento anche al presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Il gesto, nato come segno di protesta per il caso Regeni, scoperchia tutta l’ipocrisia Occidentale.

L’ha fatto soprattutto in memoria di Giulio, brutalmente torturato e ucciso – con molta probabilità – da quello stesso Governo, o da qualcuno vicino ad esso, il cui presidente viene festeggiato e insignito dell’onorificenza più alta attribuita dalla Repubblica francese. 

E così Corrado Augias ha deciso di riconsegnare l’onorificenza consegnatagli nel 2007 per mano dell’allora presidente Sarkozy. 

Ha deciso di farlo di persona, recandosi nella mattinata di ieri presso l’ambasciata di Francia. Il giornalista ha avuto anche un colloquio con Christian Masset, ambasciatore francese a Roma al quale, il giorno prima, aveva indirizzato una lettera, pubblicata poi da La Repubblica, che riproponiamo per intero (tradotta dal francese):

“Signor ambasciatore, le restituisco le insegne della Legion d’Onore. Quando mi fu consegnata, il gesto mi commosse profondamente. È stata una sorta di consacrazione al mio amore per la Francia, per la sua cultura. Ho sempre considerato il vostro Paese come una sorella maggiore d’Italia e come mia seconda patria; ci ho vissuto a lungo e conto di continuare a farlo. Nel giugno 1940 mio padre soffrì fino alle lacrime per l’aggressione dell’Italia fascista contro una Francia già quasi sconfitta.

Vi rendo dunque queste insegne con dolore, ero orgoglioso di mostrare il nastro rosso all’occhiello della mia giacca. Ma non condivido questo onore con un capo di Stato che si è oggettivamente reso complice di criminali.

L’assassinio di Giulio Regeni rappresenta per noi, gl’italiani, una ferita sanguinosa, un affronto, e mi sarei aspettato da parte del presidente Macron un gesto di comprensione, se non di fratellanza, in nome dell’Europa che – insieme – proviamo così duramente a costruire.

Non voglio sembrarvi troppo ingenuo. Conosco bene la meccanica degli affari e della diplomazia, ma so anche che esiste una misura e che, come scrive il poeta latino Horatio: Sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum.

Credo che in questo caso la misura del giusto sia stata ampiamente superata, se non oltraggiata”.

Lo scossa di Augias a quell’Occidente dormiente

Parole e gesta che non passano di certo inosservate e che mostrano chiaramente rammarico per quel riconoscimento – fra l’altro taciuto alla stampa francese – assegnato al presidente egiziano.

Augias l’ha fatto perché è un uomo che ha lottato per un’intera vita per i diritti umani e civili. E di stare a fianco a un dittatore, che contrariamente, priva il suo popolo di quei diritti, non ci sta.

Perché per l’Egitto non c’è stato solo Giulio Regeni, c’è anche Patrick Zaki, attivista e ricercatore egiziano che dal febbraio del 2020 è detenuto nel carcere di Tora, al Cairo. Patrick, esattamente come Giulio, è stato torturato con scariche elettrice, percosse e minacciato di stupro dalle autorità. Il motivo? I suoi studi in Italia sulle differenze di genere. 

E altrettanti sono i giornalisti, attivisti, artisti e dissidenti ferocemente imprigionati e giustiziati perché liberi, perché critici, perché progressisti. E tutto questo in Egitto viene equiparato ed etichettato come “terrorismo”. Queste persone, pregne di cultura e valori vengono considerati alla  pari dei taglia gola jihadisti.

E tutto questo avviene spudoratamente tollerato. Ed è qui che il gesto di Augias acquisisce un’altrettanta spudorata importanza: scoprire gli altarini di tutta la politica Occidentale. 

L’Occidente, che si divide tra destra e sinistra. Fra populisti che si stracciano le vesti per una bandiera e un crocifisso, ma così poco patrioti e cristiani da avere a cuore la infausta sorte di un connazionale, che nella terra dei faraoni ha trovato le botte, le ossa rotte, la morte. Fra progressisti che gridano alla pace fra popoli e al rispetto dei diritti di tutti ma poi, come amanti annoiati, vanno a letto coi dittatori, tradiscono i propri ideali socialisti, abbandonano e  talvolta si fanno anche complici dello sterminio del dissidente e rivoluzionario che tenta di fare la differenza. 

Augias ha mostrato tutta l’ipocrisia di quell’Occidente, di quell’Europa e  di quella Francia che giocano a far i democratici con le bombe con scritto “con amore, da Parigi” dopo gli attentati terroristici di un paio di anni fa e cosa compiono? Altri atti terroristi.

Ma non è solo la Francia, è anche la Grecia, Cipro, Bielorussia e Portogallo (questi solo i paesi europei), tutti che hanno dato Onorificenze ad Abdel Fattah Al Sisi.

L’onore non è dato dalla medaglia

Riprendendo le parole di Augias, nemmeno io voglio essere ingenua. So benissimo che questo gesto cambierà ben poco, che non ci sarà alcuna rivoluzione, che Patrick non verrà scarcerato, che i giornalisti verrano ancora perseguitati, che molto probabilmente il nome dei mandanti dell’assassinio di Giulio saranno per sempre avvolti dal mistero. 

Ma forse è anche vero che qualcosa si è rotto, che il segreto di pulcinella è sempre più evidente. Altri intellettuali italiani hanno deciso di copiare l’azione di Augias e forse, grazie a lui, i genitori di Giulio si sentiranno meno soli e abbandonati.

Spesso, l’uomo o la donna d’onore non la si riconosce dalla medaglia appuntata sul petto, ma dalle sue gesta. Gesta ardite che vanno conto corrente, gesta che all’inizio vengono ignorate, sottovalutate, derise, non comprese. 

Ma che fanno la differenza, sia per la persona che le compie che per tutti coloro che gli stanno attorno.

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