Cina: chi non mangia, paga

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La faccenda non è nuova. “Lo spreco è vergognoso, e la parsimonia è degna di onore”, aveva dichiarato ad agosto il presidente della Cina Xi Jinping. L’operazione promossa in quell’occasione si chiamava “piatto vuoto”. Un’azione volta a ridurre lo spreco alimentare e le importazioni di cibo dall’estero. A distanza di qualche mese, quelle raccomandazioni, diventeranno presto legge. A riferirlo è il quotidiano inglese The Guardian.

Una legge grazie alla quale si potranno sanzionare sia i privati cittadini che le aziende poco attente o che addirittura promuovono lo spreco di cibo. Radio, tivù o siti web che sgarreranno potranno essere multati fino a 100’000 yuan (quasi 14’000 franchi). Soprattutto se recidivi. Del resto anche i ristoranti potranno far pagare quei clienti che avanzano troppo cibo nel piatto. Tutti accorgimenti voluti e incentivati per ridurre un fenomeno che non riguarda solo la Cina.

Stando a un rapporto della China Academy Science, solo nel 2015, nelle grandi città cinesi si sono sprecate 18 milioni di tonnellate di cibo con le quali si sarebbero potute sfamare da 30 a 50 milioni di persone. Del resto ogni anno nel mondo, secondo i dati della FAO, gli sprechi alimentari ammonterebbero a più di 1,3 miliardi di tonnellate, pari a circa un terzo della produzione totale. Esatto. Su 3,9 miliardi di tonnellate di alimenti prodotti, ben 1,3 finiscono dritti dritti nella pattumiera.

In Svizzera, invece, dove non si è ancora arrivati alle sanzioni, tra le realtà virtuose che cercano di porre un freno allo spreco alimentare, c’è quella di “Tavola Svizzera” che, solo lo scorso anno, ha raccolto 3’800 tonnellate di generi alimentari non più vendibili, almeno stando alla scadenza sulle confezioni, ma ancora in perfetto stato. Tra il campo e il piatto in Svizzera vanno persi 2,6 milioni di tonnellate di cibo, ovvero circa un terzo degli alimenti prodotti per il consumo. Il 5% delle perdite si verifica nel commercio al dettaglio. Ed è lì che interviene “Tavola Svizzera”, raccogliendo ogni giorno 160 tonnellate di prodotti alimentari.

Tutto cibo che sarà poi consegnato gratuitamente a cinquecento istituzioni sociali e punti di distribuzione pensati per aiutare quelle persone che faticano ad arrivare alla fine del mese. In totale nel 2019, la quantità di alimenti raccolti, per un valore di circa 25 milioni di franchi, corrispondeva ad oltre otto milioni di pasti, vale a dire uno per ogni abitante della Confederazione. L’abbondanza di cibo e lo spreco ai quali assistiamo oggi fanno a cazzotti con la penuria di cibo vissuta dai nostri avi nei secoli passati. Abbiamo fatto dell’opulenza di cibo una sorta di risposta alla scarsità di un tempo. Peccato solo che questo modo di rapportarsi al cibo abbia favorito solo l’aumento esponenziale dello spreco alimentare e dell’obesità, con tutti i problemi di salute che ne derivano. 

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