Coca, Pepsi, Nestlé della plastica i re

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Dimmi quanta plastica produci e ti dirò chi sei. Potrebbe essere questo il motto per Coca-Cola, Pepsi e Nestlé, le tre multinazionali che in assoluto producono più plastica al mondo e che, per il terzo anno consecutivo, sono state indicate come le tre peggiori aziende a livello globale. A loro vanno le maglie nere assegnate dal rapporto che viene stilato periodicamente da #breakfreefromplastic, un movimento nato nel 2016 che, in cima alla lista delle proprie priorità, vede quello di poter finalmente immaginare un futuro libero dall’inquinamento delle plastiche. 

Dal suo lancio avvenuto quattro anni fa più di 11.000 organizzazioni e singoli sostenitori hanno aderito con grande entusiasmo a quest’iniziativa e lo hanno fatto soprattutto per chiedere massicce riduzioni nella produzione di plastica monouso promuovendo al contempo soluzioni durature e che potessero dare un aiuto concreto all’attuale crisi prodotta dall’inquinamento da plastica. A unire le organizzazioni e gli individui membri di #breakfreefromplastic ci sono poi tutta una serie di valori comuni che vanno dalla protezione ambientale alla giustizia sociale, al fine di incidere significativamente sui sistemi produttivi in tutto il mondo.

L’inquinamento da plastica è uno dei problemi ambientali più gravi e le multinazionali ne sono in gran parte responsabili. Ecco perché il fenomeno va affrontato lungo l’intero ciclo produttivo della plastica, dall’estrazione allo smaltimento, fornendo a tutti soluzioni efficaci per ridurre drasticamente la produzione della plastica. Ma come si sono guadagnate il podio Coca-Cola, Pepsi e Nestlé? La classifica è stata stilata tenendo conto dei rifiuti di plastica trovati nelle comunità di tutto il mondo. #breakfreefromplastic ha raccolto 346.494 pezzi di plastica da 55 paesi. Ben 13.834 rifiuti recuperati in 51 diversi paesi portavano il marchio Coca-Cola. Una quantità di plastica superiore perfino alla somma degli altri due principali inquinatori globali messi insieme. 

Inoltre, per l’edizione 2020 del dossier ci si è concentrati in particolar modo sul lavoro svolto dai volontari che si occupano di raccogliere i rifiuti nel Sud del mondo, dove l’impatto della plastica monouso ha un effetto ancora più devastante soprattutto a causa di una politica aggressiva delle multinazionali che finora hanno ammesso l’esistenza del problema, ma senza andare oltre le parole. Infatti secondo il dossier, nonostante i buoni propositi, proprio nei paesi del Sud del mondo presi in esame c’è stato un aumento significativo del numero di imballaggi in plastica rispetto allo scorso anno. 

Non sorprende vedere gli stessi grandi marchi sul podio dei principali inquinatori di plastica per tre anni consecutivi. Queste aziende affermano di affrontare la crisi della plastica eppure continuano a investire in false soluzioni collaborando con le compagnie petrolifere per produrre ancora più plastica. Per fermare questo caos e combattere il cambiamento climatico, multinazionali come Coca-Cola, PepsiCo e Nestlé devono porre fine alla loro dipendenza dagli imballaggi di plastica monouso”, ha commentato Abigail Aguilar, responsabile della campagna per la plastica di Greenpeace nel Sud-est asiatico.

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