Come va in Palestina?

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Come va in Palestina? Male. Come andrà in Palestina domani? Peggio. In due parole questa è l’attuale situazione in Palestina. A turno i presidenti americani hanno fatto a gara a chi offre maggiori aiuti e sostegno militare a Israele. All’ONU, durante il periodo Trump, gli USA hanno continuato a porre il loro Veto per bloccare ogni risoluzione di condanna di Israele. Il presidente Trump ha persino bloccato gli aiuti all’agenzia ONU per i profughi palestinesi UNWRA, ha spostato l’ambasciata USA a Gerusalemme e ha convinto alcuni paesi arabi ad abbandonare i palestinesi al loro destino. Ha poi varato un cosiddetto piano di pace che in realtà toglie ai palestinesi buona parte del piccolo territorio che era rimasto loro. Da anni tutto il Medio Oriente è infiammato dalle guerre in parte condotte e/o sponsorizzate dai paesi occidentali, USA e Israele in primis. Poi è arrivato il virus: gli israeliani ne hanno approfittato per confiscare ai palestinesi mascherine, apparecchiature, aiuti destinati ai poveri, le entrate dell’IVA destinate all’ANP, ecc. e demolire alcune strutture sanitarie allestite dai palestinesi per combattere il virus. Sembrerebbe che Israele abbia delegato al coronavirus il compito di continuare la repressione e la pulizia etnica in atto ormai da 70 anni. Dall’inizio del 2020 gli israeliani hanno demolito più di 700 case e strutture palestinesi lasciando migliaia di persone senza tetto e senza risorse. Circa 5000 palestinesi, tra cui 170 bambini, languono nelle prigioni israeliane. L’asfissiante occupazione della Palestina con relative vessazioni, distruzioni, confisca di beni, case e terre, colonizzazione, uccisione e cacciata dei palestinesi continua.

Ma con Biden e Harris andrà meglio? Probabilmente no, visto che ambedue da tempo hanno espresso il loro sostegno incondizionato a Israele. E con questo sostegno Netanyahu potrà continuare a calpestare impunemente i diritti dei palestinesi. Forse lo potrà fare un po’ meno platealmente, ma la musica è sempre quella: vale la legge del più forte. Con Ganz, che tra due anni subentrerà a Netanyahu, sarà ancora peggio: ha già dichiarato che bisogna far retrocedere la Striscia di Gaza all’età della pietra. Speriamo che la nuova amministrazione USA ripristini perlomeno gli aiuti all’UNRWA, l’agenzia dell’ONU che fa vivere 5 milioni di profughi palestinesi.

E cosa fa l’Europa? Brontola, ma sostanzialmente lascia fare. Addirittura persegue chi critica o boicotta Israele varando leggi che si basano sulla definizione di antisemitismo voluta dalla commissione IHRA (International Holocaust Remembering Alliance) di cui fa parte ufficialmente anche la Svizzera. In realtà, in nome della lotta all’antisemitismo, l’IHRA si occupa soprattutto di combattere chi critica o boicotta Israele. E anche il Tribunale internazionale dell’Aia tentenna, spaventato dalle minacce USA. E cosa fa la Svizzera? Pilotata dal suo ministro degli esteri sionista Cassis, in nome di una presunta riappacificazione del Medio Oriente, segue a ruota gli USA. Inoltre è di ieri l’acquisto di droni militari israeliani. 

E cosa fanno i palestinesi? Soffrono, scalpitano, protestano, chiedono aiuto, ma sostanzialmente per la maggior parte di loro è una lotta per la sopravvivenza, acuita pure dalla pandemia, con punte estreme nella disgraziata Striscia di Gaza. Tuttavia le maggiori difficoltà hanno risuscitato l’idea di un’unione tra Fatah e Hamas e di nuove elezioni, Israele permettendo. Oramai il progetto di due Stati indipendenti promosso dall’ONU con la risoluzione 181 del 1947 sta allontanandosi sempre di più assieme alla pace e alla giustizia. Non escludo che presto o tardi milioni di profughi palestinesi busseranno alle porte dell’Europa e anche della Svizzera.

Ricordo che dal sito http://www.imparalavita.ch/ita/palestine_history.html è possibile scaricare gratuitamente l’intera storia della Palestina in immagini.

Enrico Geiler, Associazione Svizzera Palestina.

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