Crimini di odio

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Matthew Wayne Shepard aveva 21 anni quando fu ritrovato legato a una staccionata di legno, in aperta campagna, solo e in condizioni terribili. 18 ore prima del ritrovamento, era stato derubato, legato e torturato da due ragazzi perché omosessuale. Dopo averlo massacrato di botte, i due aguzzini lo hanno abbandonato lì a morire. 18 ore dopo è stato ritrovato da un ciclista, che all’inizio lo aveva scambiato per uno spaventapasseri. Le sue condizioni erano infatti così pietose da assomigliare più a un fantoccio inanimato che ad una persona. Il suo volto era completamente coperto di sangue, tranne per i segni lasciati dalle sue stesse lacrime. Fu portato subito in ospedale, ma le sue lesioni erano troppo gravi e, dopo cinque giorni, il 12 ottobre morì senza aver mai ripreso conoscenza. Matthew aveva già subito violenze in passato quando, durante un viaggio, era stato derubato e stuprato. 

I due assassini, una volta in carcere, hanno cercato di sostenere che le loro azioni erano state dettate dalla Bibbia, ricevendo anche un discreto seguito di sostenitori esaltati e omofobi. Non parlerò dei cartelli a sostegno degli assassini e contro Matthew perché, onestamente, fa troppo male leggerne, figurarsi scriverne.

Matthew è diventato un simbolo contro l’omofobia e la discriminazione LGBT in tutto il mondo e nel 2009, con l’amministrazione Obama, si è ottenuto il Matthew Shepard Act, che aggiunge ai crimini d’odio anche quelli motivati da orientamento sessuale, identità di genere o disabilità. 

Oggi (ndr: il primo dicembre) sarebbe il compleanno di Matthew e io sto cercando di togliermi dalla mente l’immagine di quel volto ricoperto di sangue, rigato dalle lacrime, lacrime versate da un ragazzo solo, abbandonato in un campo deserto, derubato, umiliato, torturato e lasciato a morire tra terribili sofferenze, solo perché omosessuale.

Quando sentiamo fare qualche battutina odiosa, quando vediamo qualcuno additato o trattato diversamente a causa del suo essere se stesso, non facciamo finta di niente, non giriamoci dall’altra parte e non minimizziamo, perché nel silenzio e nell’indifferenza l’ignoranza, l’odio e la violenza proliferano e inquinano il mondo.

Non ho più parole, solo tanta tristezza.

Valentina

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