Da PPD ad Alleanza, per qualche voto in più

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Libertà. Solidarietà. Responsabilità. Sono queste le parole d’ordine, le tre priorità del nuovo PPD che ha deciso di cambiare nome. Anzi, no. Lo ha già cambiato. D’ora in poi si chiamerà Alleanza del Centro. Giuro. Peccato solo che serva un po’ a poco cambiare nome se poi la sostanza rimane quella. E, francamente, non credo che alla maggioranza degli svizzeri interessi granché sapere del recente lifting di un partito in caduta libera da anni che le prova tutte pur di salvare qualche poltrona. Anche quella del nome. Un po’ come facevano gli emigranti europei giunti negli Stati Uniti che per sembrare del posto americanizzavano il cognome. 

Ma temo che non funzioni esattamente così. Non è che, con il cambio di casacca, da brocco si diventi un campione. Il PPD era, è stato storicamente il partito della Chiesa e aveva una connotazione cattolica. C’è addirittura chi oggi dice “troppo cattolica”, ma lo dice solo perché ormai le chiese si sono svuotate di fedeli quasi allo stesso ritmo con cui il PPD ha perso pezzi. E quindi nel momento in cui c’era il rischio di finire giù in un burrone insieme a chi, per anni, ha fatto da locomotiva, ecco che i vagoni rimasti hanno deciso di sganciarsi. Peccato che probabilmente lo abbiano fatto troppo tardi o come qualcun altro invece sospetta solo per puro opportunismo. Per poter conquistare una fetta maggiore di elettori senza più dover pescare esclusivamente nell’area cattolica.

Mah. Temo che la fusione avvenuta fra Partito popolare democratico e Partito borghese democratico corre il rischio di fare la stessa brutta fine dell’alleanza PLR e PPD fatta in Ticino alle ultime elezioni federali. Quando i partiti cercano di rifarsi il trucco, di solito questo tipo di maquillage non funziona granché. La gente queste cose le sgama immediatamente. Potrebbe essere invece solo l’inizio della fine. Della lenta agonia di chi, pur di rincorrere l’elettorato e non soccombere, ci prova anche così. In maniera un po’ maldestra e compiacente. 

Prendiamo per esempio il nome scelto, quello in italiano. Il fatto di aver deciso per “alleanza”, lo stesso nome di quell’Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini ormai finita nel dimenticatoio, mi suggerisce due cose. Che il nuovo PPD rischia di fare esattamente la stessa fine. E che pur dichiarandosi di centro il PPD, da tempo, flirta senza vergogna con la destra. A dircelo è la parola libertà. Ormai diventata, soprattutto in politica, sinonimo di liberismo. Del resto anche responsabilità si sposa bene con gli interessi borghesi elvetici che hanno bisogni di un affidabile interlocutore. Di qualcuno che sappia mettersi al servizio di quei pochi che però sono quelli giusti. Per finire poi con solidarietà, la foglia di fico che tutto copre. Come a dire che, in fondo, pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca non è peccato. Si può fare. Basta solo saper essere dei fini equilibristi capaci di camminare sul filo del centro. 

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