Francesco, il Papa verde

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Anche fra le mura della Santa Sede si sta assistendo a una conversione. Rassicuriamo da subito tutti i fedeli: il cambio di rotta non è spirituale ma concerne qualcosa di più “terreno”. Infatti, l’obiettivo del Vaticano è quello di diventare “lo Stato più ecosostenibile del mondo”.

Pannelli solari, luci led, rete idrica senza sprechi d’acqua, niente plastica monouso, rifiuti organici trasformati in compost, zero pesticidi per le coltivazioni. È questa la ricetta promossa nell’enciclica green di Papa Francesco. 

In questi sette anni a capo della Chiesa cattolica, il religioso “venuto dalla fine del mondo” ci ha dato modo di conoscerlo e di apprezzare – e questo vale sia per i credenti che per gli atei – il suo pensiero rivoluzionario. 

Francesco è un papa moderno, che riesce a guardarsi intorno ed è – in un certo senso – libero da tutti quei dogmi bigotti che per secoli hanno attanagliato e attanagliano ancora oggi il cristianesimo.

A differenza dei suoi predecessori, il pontefice argentino, non si ostina a voler vivere nel passato, ma guarda al presente, con un occhio puntato anche al futuro.

Dimostrazione di questo è per esempio l’apertura nei confronti della comunità LGBT+, oppure l’utilizzo di internet come mezzo di comunicazione per arrivare ai suoi fedeli, o ancora il fatto che il Papa non si sia mai voltato di fronte alla sofferenza degli ultimi – migranti e clochard – aprendogli, letteralmente, le porte della Chiesa. 

A tutto questo, si aggiunge anche la battaglia portata avanti da Bergoglio contro i cambiamenti climatici. 

“Laudato si’”, un inno alla difesa dell’ambiente

L’enciclica, pubblicata il 18 giugno del 2015, è la seconda lettera circolare redatta dal pontefice. 

Il titolo“Laudato si’” deriva dal Cantico delle creature, opera scritta da un altro uomo di fede molto vicino alle tematiche ambientali: San Francesco d’Assisi.

Il testo elaborato da Bergoglio ruota attorno a l’interconnessione fra la crisi ambientale della Terra e quella sociale dell’umanità. Papa Francesco specifica infatti che “non si tratta di un’enciclica verde ma di un’enciclica sociale”, poiché a parole come ecologismo, il religioso ha voluto aggiungere anche educazione, tecnologia, fede.

Il programma del Vaticano per essere più verde

A cinque anni di distanza dalla pubblicazione dell’enciclica veniamo a sapere cosa è stato fatto fino ad ora all’interno dei giardini e delle mura leonine.

Fra le “buone pratiche ambientali” adottate dal Vaticano troviamo l’eliminazione di pesticidi e fertilizzanti di origine chimica per la cura dei 22 ettari verdi del più piccolo Stato del mondo. In soli tre anni (uno anno in anticipo rispetto a quanto stimato nel progetto iniziale lanciato nel 2017) è stato raggiunto l’obiettivo, grazie a quattro accorgimenti che riguardano la corretta nutrizione delle piante; un sistema di trattamento puntale e diversificato; la giusta potatura e il monitoraggio costante per segnalare tempestivamente malattie o anomalie.

Oltre a questo anche l’irrigazione ha giocato un ruolo. In due anni infatti tutta la rete idrica è stata migliorata e modernizzata. I vecchi impianti meccanici sono stati sostituiti da altri, più tecnologici e funzionali. Questo, oltre ai circuiti chiusi delle fontane, permette alla Santa Sede di risparmiare fino al 65% di acqua.  

Per la cura dei giardini serve anche il terriccio, che viene ricavato in modo autonomo, recuperando materiale organico dalle mense e dagli appartamenti. Presto verrà installata  “una compostiera elettromeccanica” – prevista per marzo – per smaltire e trasformare rifiuti organici in un compost di qualità, creando così un ricircolo virtuoso.

Per quanto concerne “gli interni” da tempo si lavora all’ottimizzazione della raccolta differenziata. Tutte le stanze sono infatti munite di appositi contenitori per il riciclaggio della spazzatura, e vanno dalla raccolta di carta, pet e alluminio a scarti speciali come oli esausti, pneumatici, batterie, pattume ospedaliero. Oggi, la Santa Sede ricicla il 65% dell’immondizia, ma punta a raggiugnere il 75% nei prossimi due anni.

Altra chicca? Il Vaticano è “plastic free” cioè ha abolito al 100% la plastica monouso.

Per quanto riguarda la riduzione dei consumi, si è puntato tanto su impianti elettrici a luce led, sensori crepuscolari di ultima generazione, oltre che a montare panelli solari e impianti fotovoltaici, anche sul tetto di copertura dell’Aula Paolo VI. La nuova illuminazione della Cappella Sistina, ha portato una contrazione di circa il 60% dei costi energetici e delle emissioni di gas serra e un rallentamento dell’invecchiamento degli affreschi.  

Un progetto ambizioso, quasi pionieristico, quello portato avanti da quel Papa “verde” venuto dalla fine del mondo. 

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