I copertoni dei veleni

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Un altro incendio doloso quello del deposito di copertoni a Mendrisio? Al Mendrisiotto intanto restano i veleni: polveri fini, benzene, anidride solforosa.

Che l’incendio al deposito di copertoni avvenuto un paio di giorni fa a Mendrisio fosse accidentale, ci credevano in pochi. Il problema ambientale creato dalle pile di pneumatici usati è serio, a causa della mole di materiale (pensate anche solo a un cambio di gomme annuale per ogni auto) e della difficoltà di riciclare e differenziare.

Basti pensare che solo in Europa, annualmente ne vengono smaltiti 3,4 milioni di tonnellate.

Oggi lo smaltimento degli pneumatici è obbligatorio e, dal costo delle gomme alla vendita, dovrebbe anche essere compreso il loro smaltimento. Uno smaltimento caruccio, che oscilla, a seconda dell’azienda e del paese, dai 3 ai 4 franchi per pneumatico.

Possiamo capire perciò, quando qualcuno si ritrova con un deposito con magari 10’000 gomme impilate, come sia più redditizio “mandarle in fumo” piuttosto che riciclarle.

E infatti, sembrerebbe che le telecamere di sicurezza nell’area del deposito andato in fiamme, abbiano colto dei “movimenti sospetti”, il che potrebbe far rientrare l’incendio in una casistica dolosa.

Tanto più che il deposito era già bruciato una volta nel 2016. Anche allora erano state trovate tracce di dolo ed era stata accertata la matrice criminale dell’incendio. E sì che bruciare gli pneumatici non è così facile, visto che serve un’importante fonte di calore, insomma, non basta un corto circuito e nemmeno un accendino.

Già nel lontano 2006, un altro deposito era andato in fiamme a Riazzino e, se per Mendrisio si parla di circa 5’000 gomme, quelle di Riazzino erano ben 150’000, un’enormità, che ha scatenato una gigantesca nube tossica. Anche a Mendrisio, la qualità dell’aria, con l’emissione delle polveri fini (aggiunte alle velenose le sostanze emanate dagli pneumatici in combustione) era peggiorata repentinamente. 

Ed effettivamente, le sostanze sprigionate dagli incendi di pneumatici sono pestilenziali: i fumi possono provocare reazioni allergiche, irritazione agli occhi e alle mucose, per non parlare delle sostanze venefiche come l’anidride solforosa o il benzene. Per l’incendio di Riazzino, ad esempio, essendo vicino al piano agricolo, venne interrotto il ritiro degli ortaggi e del latte e proibito il pascolo del bestiame.

Tenendo conto che il livello di guardia per l’inquinamento è di 50 microgrammi per metro cubo, nell’attuale incendio di Mendrisio, si sono raggiunti i 200 microgrammi, sempre inferiori, comunque ai 1000 monitorati nell’incendio di 4 anni fa. Un ulteriore mazzata per una qualità dell’aria ormai già allo stremo.

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