Il covid tra il ripiano dei formaggi

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Giorno dopo giorno, dentro il caleidoscopio confuso di questi disorientanti mesi, la calcolata circospezione e la tenera diffidenza di mia moglie sono lievitate, ritraducendosi in una circolarità domestica assai somigliante ai postulati della geometria.

Nella quotidianità, che non riesce mai a infilarsi nel bozzolo della non più scontata normalità,  si stanno via via affinando modalità di progressivo e inesorabile distanziamento: le precauzioni sono ovviamente suggerite dalla inattaccabile regola che un appartamento rappresenta una superficie chiusa.

I nostri infrequenti quanto accorti spostamenti non considerano più un punto dove passano infinite rette e noi ci illudiamo di condividere gli stessi locali non incontrandoci mai.

La ripetitività degli schemi, figli della urtante scontrosità di questo periodo, ha individuato la sua sublimazione negli scorrimenti paralleli: vietato intersecarsi, in tralice osservandosi. 

Nonostante l’immutato pulsare dei romantici sentimenti, i grami tempi del covid ci impongono l’interpretazione del ruolo degli algidi solidi – insoliti equidistanti – finché vaccino non vorrà riunirli in bramata promiscuità. 

Il ripiano dei formaggi, armonico mosaico nel nostro popolato frigorifero, è dominato dalla immaginaria bisettrice di un triangolo isoscele ,lievemente contaminato dalla magmatica esuberanza del gorgonzola che fa la goccia al vertice.

La compagna della mia vita parte dal punto A e io mi scosto dal punto C , rigorosamente scongiurando congiunzioni ferali nel recupero del Taleggio o del Gruviera.

A  colazione, pranzo e  cena, mastichiamo silenti appostati ai due lati minori del lungo tavolo, facendo scorrere, su accorata richiesta, i filoncini di pane francese imbragati in tovaglioli bianchi come la resa e intanto lavoriamo di posate, con espressioni esulcerate, essendo le nostre mani così lavate, disinfettate e sfregate da raffigurare ormai una originale mappa di arrossamenti e di giocose screpolature.

Permane forse un solo importante problema da risolvere: la perpendicolarità della cantina rispetto al mio studio.

Ogni cantina che si rispetti, nello sviluppo di una pandemia, dovrebbe ritrovarsi attigua allo studio.

Per recuperare una bottiglia di Gutturnio, devo al momento affrontare un percorso ostico che impone una angusta scalinata a chiocciola lievemente sghemba, sotto il permanente pernicioso rischio di un tamponamento con la mia metà, reduce dal locale lavanderia. 

Metabolizzare le isteriche contestazioni piramidali della consorte non è cosa da poco , anche se funziona discretamente la modalità della Sfinge.

Fra un teorema euclideo e uno slancio epicureo , così scorre il tempo nel coatto confinamento di questo orrido 2020.

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